• Beni confiscati alla mafia, c’è un nuovo bando della Regione

    Restituire alla cittadinanza i beni confiscati alla mafia, utilizzandoli per dare ospitalità alle donne vittime di violenza, a chi non ha una casa, ai profughi, o per altri fini sociali. È questo l’obiettivo del nuovo bando appena indetto dalla nostra Regione che ha come destinatari i Comuni piemontesi che hanno in gestione immobili acquistati col ricavato di attività criminali. C’è tempo fino a mezzogiorno del 28 settembre 2018 per partecipare.

    Gli enti interessati sono tanti, in tutto 43: 23 in provincia di Torino, 1 Alessandria, 4 Asti, 1 Biella, 4 Cuneo, 4 aNovara, 3 Vco e 3 Vercelli. Gli immobili confiscati sono invece 167. La maggior parte sono in mano alla Città metropolitana (123), secondo quanto risulta dai dati elaborati dalle tabelle dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione a dei Beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

    Il nostro bando è, insomma, di estrema rilevanza per la comunità. Permetterà di destinare case, ville, terreni a beneficio dei cittadini più deboli. Già oggi alcune proprietà sono in fase di riqualificazione, come Cascina Graziella a Moncalvo che verrà utilizzato per ospitare donne con problemi di dipendenza. Usare questi immobili a beneficio dei più fragili aumenta la  portata simbolica dell’azione dello Stato e delle istituzioni e gioca un ruolo tutt’altro che secondario a favore della lotta contro le mafie.

     Le risorse stanziate dal nostro ente ammontano complessivamente a 150.000 euro, con una quota di cofinanziamento a carico del Comune del 50%. Non sono previsti limiti minimi, ma il tetto massimo assegnabile è di 50.000 euro per ciascun intervento. Le domande saranno esaminate da un apposito comitato tecnico di valutazione.

    Sono ammesse le domande dei Comuni che hanno in corso le procedure di assegnazione del bene, purché le stesse si esauriscano entro 90 giorni dalla presentazione della domanda. Il bando attua la legge n.14/2007 sugli “Interventi in favore della prevenzione della criminalità e istituzione della Giornata regionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie.

  • La Regione cerca partner per progettare corsi di formazione civico-linguistica

    La Regione Piemonte ha aperto le selezioni per individuare  un partner per la co-progettazione e, in caso di approvazione ministeriale, la realizzazione del Piano Petrarca 6, per la costruzione di percorsi di formazione civico linguistica rivolti a cittadini di Paesi Terzi che vivono regolarmente sul territorio regionale. Leggi Tutto

  • Otto maschi su otto al Csm, la giustizia in Italia porta ancora i pantaloni – Il mio articolo sull’Huffington Post

    Il mio articolo sull’Huffington Post

    Siamo nel 2018, eppure la giustizia, almeno ad alti livelli, è ancora amministrata dagli uomini. Sono poche, pochissime, le donne che arrivano all’apice. Come a dire: in questo mondo grande e terribile, per riportare ordine e per far rispettare la legge, sono necessari i pantaloni. E noi siamo stanche di messaggi ottocenteschi.

    Sono passati più di cinquant’anni da quando nel 1963 le donne poterono entrare in magistratura. Prima erano considerate instabili, fragili. Invece adesso costituiscono il 53% della magistratura ordinaria. Anche per questo avremmo tanto voluto che il Parlamento a maggioranza pentaleghista ne eleggesse qualcuna nel Consiglio superiore della Magistratura, organo di autogoverno di questo potere dello stato.

    Invece no, sono stati eletti solo uomini. Otto maschi su otto al Csm. E quattro su quattro per ciascuno degli altri tre organi su cui ci si esprimeva (Amministrativo, Tributario e Corte dei Conti).

    Le donne scarseggiano di sicuro se si guarda alla Corte costituzionale: su 13 giudici, sono appena tre. E dal 1848, anno in cui è stata istituita la Cassazione, a oggi, la Suprema Corte non ha mai avuto un presidente donna.

    Cosa cambia? Credo l’approccio.

    Capita in medicina: una prevalenza storica degli uomini ha portato per esempio a pensare i farmaci per curare il corpo degli uomini. Oggi invece si sta finalmente scoprendo l’importanza della medicina di genere.

    Capita in politica. In certi paesi, anche in Italia, l’esercizio del potere a prevalenza quasi esclusivamente maschile ha portato leggi a misura di maschio. Ricordate la patria potestà, il cognome dell’uomo ai figli e via dicendo? Perché nell’interpretazione delle leggi questo fattore non dovrebbe avere influenza?

    Faccio un esempio. Di recente la sezione penale della Corte di Cassazione si è espressa in tema di stupro. L’oggetto della discussione era se considerare l’ubriachezza della vittima un’aggravante a danno dei violentatori. La sezione penale ha deciso che, in virtù di quella che è la legge, quello stato di maggiore fragilità non dovesse essere considerato un’aggravante.

    Siamo sicuri che una maggiore presenza femminile in quella sezione non avrebbe portato i giudici a un’interpretazione diversa? Non sono una giurista ma, magari commettendo errore, in me restano degli enormi dubbi.

  • Fondo antiviolenza, domande quasi raddoppiate in un anno

    Erano 65 nel 2016, sono passate a 78 nel 2017, e allo scorso giugno erano già 75. In un solo anno, le domande per l’accesso al fondo regionale antiviolenza sono in pratica quasi raddoppiate. Sono questi i numeri che ho diffuso stamattina in IV commissione consiliare. Leggi Tutto

  • Bistagno, dove cooperazione internazionale e accoglienza sono di casa

    “Quando ci incontravano, deviavano il loro percorso pur di non incrociarci. Ci guardavano di traverso. Mentre oggi non è più così, ci salutano, ci conoscono e non hanno più paura”. Con queste parole uno dei ragazzi della cooperativa CrescereInsieme ha raccontato la trasformazione della percezione che un intero territorio, quello tra Canelli e Bistagno,  solo qualche anno fa aveva dei migranti. Oggi, nella sede del mio assessorato in via Bertola a Torino, ho incontrato infatti il sindaco del comune di Ziniarè, Burkina Faso, la sindaca di Bistagno, Comune che ha dei progetti di cooperazione attivi in Africa e i componenti di alcune cooperative che lavorano con i rifugiati. Leggi Tutto

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