• thyssen

    Thyssen, c’è ancora l’amaro in bocca

    A dieci anni dalla strage della Thyssen l’amaro in bocca è ancora forte. Quella notte, quei giorni, quelle settimane sono un ricordo indelebile nelle nostre memorie e nella storia della nostra città. Torino non dimenticherà mai il sacrificio di Antonio Schiavone, Giuseppe De Masi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino, i lavoratori che quella notte persero la vita tra le fiamme dell’acciaieria di corso Regina Margherita. Anche per loro e per i loro famigliari dobbiamo portare avanti con sempre maggiore convinzione la battaglia per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Leggi Tutto

  • La sede della FIAT a Torino, nel giorno della nascita di Fiat Chrysler Automobiles

    Il piano di FCA non ci convince

    Scusate se non plaudiamo al nuovo piano industriale di FCA presentato da Marchionne, ma continuiamo a essere preoccupati. Avremmo sperato che questa volta l’azienda torinese fosse passata dalle intenzioni ai fatti e invece siamo costretti a prendere atto dell’ennesimo rinvio: quando i lavoratori di Mirafiori potranno tornare a lavorare?
    Non ci vengano a dire che l’amministratore delegato della FCA ha preso impegni chiari e concreti perché non è vero: i lavoratori di Mirafiori saranno costretti ad attendere il 2018 per il rientro in linea e non sono neppure sicuri che la promessa verrà mantenuta.
    Marchionne si rende conto delle ricadute sociali che hanno le decisioni che sta prendendo FCA? La cassa integrazione per gli addetti di Mirafiori fino al 2018 avrà ricadute pesantissime anche sul loro potere d’acquisto e di conseguenza anche sul commercio nel nostro territorio. Per non parlare delle ripercussioni negative che subirà l’indotto.
    Il Governo dunque verifichi le reali intenzioni dell’azienda automobilistica torinese e allo stesso tempo, di concerto con la Regione, si valuti l’ipotesi del contratto di solidarietà per il gruppo intero come suggerisce Maurizio Landini, segretario nazionale della FIOM.
  • Monica Primo Maggio

    Scontri del 1 maggio, sono state cancellate le ragioni dei lavoratori e del Lavoro

    Almeno il 1 maggio il tema del lavoro dovrebbe essere centrale, ieri purtroppo così non è stato a causa dei disordini avvenuti in piazza che hanno conquistato la ribalta mediatica. Peccato perché la festa dei lavoratori dovrebbe essere il momento per ribadire che il sistema attuale crea precarietà, disoccupazione e non permette ai giovani di immaginare un futuro libero.
    Molti manifestanti ieri sono stati privati delle loro ragioni, quel che è accaduto in piazza ha svuotato di contenuti la giornata torinese. Peccato perché proprio Torino è la città italiana che ha subito con maggior violenza la crisi economica. In Piemonte il 40% dei giovani tra i 15 e i 24 anni è disoccupato; i piemontesi in cerca di un’occupazione sono 213.000, quelli in mobilità sono 35.000; il tasso di disoccupazione nella nostra regione è del 10.6%, un dato che se confrontato con quello dell’anno precedente è in aumento del 1,4%.
    Detto ciò è sempre più evidente il fatto che nessuno sia più in grado di mediare con tutta quella parte di popolazione che non si sente più rappresentata. Che ci sarebbero stati momenti di tensione durante il corteo lo sapevamo già dai giorni precedenti, probabilmente anche questo fattore ha influenzato il comportamento delle forze di polizia.
    La gestione della piazza non crediamo sia stata all’altezza. Il nostro auspicio è che la prossima manifestazione sia gestita con un po’ più di buonsenso.
  • piemonte tg3

    RAI, il Governo Renzi vuole chiudere le sedi regionali? Le istituzioni intervengano

    La crisi economica e il caotico passaggio al digitale terrestre negli ultimi anni hanno messo in ginocchio l’informazione radiotelevisiva piemontese. Le emittenti private sono state costrette a chiudere o a mettere in cassa integrazione i propri dipendenti perché la scarsa copertura territoriale del digitale ha fatto crollare anche il numero degli inserzionisti.
    In Piemonte ormai le emittenti televisive che operano sul territorio raccontando i fatti che accadono quotidianamente si possono contare sulle punte delle dita di una mano. In un contesto del genere il servizio pubblico ha continuato a svolgere un ruolo fondamentale grazie alla sede piemontese della RAI che puntualmente ha informato la cittadinanza.
    Il progetto di riorganizzazione della RAI che ha in mente il Governo Renzi ci preoccupa e non poco per due ragioni: non crediamo che nessun Governo abbia il diritto di tagliare indiscriminatamente le risorse a bilancio di un’azienda pubblica (in questo caso salterebbero 150 milioni di euro) perché andrebbe, come giustamente ha evidenziato il sindacato USIGRAI, a ledere “il principio di indipendenza economica dei Servizi pubblici”; affermare di voler riorganizzare le sedi regionali vuol dire tutto e nulla, quando in ballo ci sono professionalità e posti di lavoro le parole scritte e dette devono essere ben misurate.
    All’interno del decreto in questione al posto di “sedi regionali” si parla di “informazione pubblica regionale”, una definizione che lascerebbe le porte aperte a eventuali chiusure di sedi giudicate non utili all’azienda. Il sistema pubblico non deve pensare esclusivamente al profitto.
    La RAI deve cambiare volto e adeguarsi ai nuovi scenari comunicativi, ma allo stesso tempo non si deve affossare un servizio fondamentale per la cittadinanza. Le istituzioni, compresa la Regione Piemonte, devono intervenire in questo dibattito e difendere un bene comune del nostro territorio.
  • CSI, autorizzato un bando in vista della riorganizzazione mai approvata in Consiglio regionale

    A firma di Davide Eugenio Zappalà, il Presidente del CSI-Piemonte, è stata bandita il 26 marzo del 2014 una procedura di selezione per il conferimento di un incarico professionale di consulenza legale esterna al consorzio partecipato della Regione Piemonte.

    Nell’avviso pubblicato sul sito del CSI-Piemonte si legge che il consorzio “ha la necessità di acquisire un supporto consulenziale di natura legale ad hoc, volto ad assicurare un supporto giuridico legale specialistico al processo di riorganizzazione della Struttura avviato nel febbraio del 2014”. Tra le altre cose l’oggetto dell’affidamento riguarderebbe: lo sviluppo dell’attuale modello di funzionamento e/o del modello di organizzazione del consorzio, ovvero supporto nella valutazione della definizione di un nuovo modello di funzionamento e/o di organizzazione; esternalizzazione di specifiche attività, anche eventualmente mediante scorporo di rami d’azienda, operazioni di partenariato pubblico-privato, ovvero affitto o cessione di ramo d’azienda. Leggi Tutto

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