• M’impegno: Reddito Minimo Regionale

    3. In Piemonte il 40% dei giovani tra i 15 e i 24 anni è disoccupato; i piemontesi in cerca di un’occupazione sono 213.000, quelli in mobilità sono 35.000; il tasso di disoccupazione nella nostra regione è del 10.6%, un dato che se confrontato con quello dell’anno precedente è in aumento del 1,4%. Per queste ragioni m’impegno per fare in modo che la prossima amministrazione regionale istituisca il Reddito Minimo Regionale.

  • M’impegno: Liste d’attesa

    2. M’impegno a lavorare per azzerare le liste d’attesa e per aumentare le risorse destinate alla non autosufficienza. In questi anni di centrodestra in Piemonte i malati non autosufficienti e le loro famiglie hanno più volte mostrato il loro disappunto per le politiche messe in atto dalla Giunta Cota. Il nostro obiettivo sarà quello di ripristinare un servizio degno di domiciliarità domestica

  • M’impegno: Cannabis Terapeutica

    1. M’impegno a prodigarmi con tutti i mezzi a mia disposizione per fare in modo che nella prossima legislatura il mio progetto di legge per l’utilizzo della cannabis a scopo terapeutico diventi realtà. Nella legislatura che si è appena conclusa abbiamo depositato un testo che non è mai stato discusso volto a garantire il percorso terapeutico con i derivati naturali o di sintesi della cannabis a tutti i pazienti che ne hanno bisogno

  • LE SFIDE DI SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ PER IL FUTURO DEL PIEMONTE

    Elezioni regionali 2014

    CENTRALITÀ DEL LAVORO E NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

    Dalla crisi si esce pensando in grande, in termini di innovazione e di nuovo modello di sviluppo.

    Per noi Green New Deal piemontese vuole dire: investimenti mirati in innovazione e sviluppo, riqualificazione del territorio, turismo e agricoltura sostenibili e produzioni con alti tassi occupazionali. La strategia Europa 2020 per i Fondi Strutturali 2014/2020 può rappresentare un punto di riferimento da perseguire con coerenza.

    In particolare, sono necessari:

    • un piano straordinario di investimenti pubblici e privati, con uno sforzo anticiclico e con una parte dedicata del bilancio regionale;
    • iniziative nei confronti di FCA con particolare riferimento all’annunciata creazione del cosiddetto polo del lusso; tale iniziativa ha come finalità la salvaguardia dell’occupazione negli stabilimenti piemontesi di FCA e dell’indotto;
    • provvedimenti che stimolino investimenti stranieri creando le condizioni per l’introduzione nella nostra regione di un secondo produttore automobilistico;
    • interventi sul fenomeno della delocalizzazione d’impresa, sul rilancio dei poli industriali, sul pagamento delle cooperative.
    • nuove linee guida per gli appalti alle cooperative, che permettano di garantire i diritti dei lavoratori che in esse operano.

    Per il settore commerciale è necessario anche un impegno a favore della piccola e media distribuzione e una programmazione degli orari di apertura degli esercizi tale da renderli conciliabili con il miglioramento della qualità della vita.

    Rileviamo che il settore energetico-ambientale può essere un’occasione imperdibile per il rilancio economico e la creazione di numerosi posti di lavoro attraverso:

    – incentivazione all’utilizzo delle fonti rinnovabili;

    – riconversione energetica degli edifici, anche perché l’UE ha chiesto agli stati membri la certificazione energetica entro il 2012;

    – messa in sicurezza del territorio e prevenzione del dissesto idrogeologico: costa molto meno prevenire che riparare i danni “dopo”, per non parlare delle vite umane;

    – valorizzazione dei beni storici artistici architettonici archeologici e culturali in genere;

    – sviluppo di un’agricoltura di qualità, potenziando il consumo e l’uso di prodotti biologici con opportuni incentivi, quali, ad esempio, linee guida per l’impiego dei prodotti biologici nelle mense pubbliche;

    – tutela del territorio e del paesaggio, adottando politiche di “consumo zero” del suolo.

    – corretta gestione del ciclo dei rifiuti, verso l’obiettivo “rifiuti zero”, attraverso la raccolta differenziata attuata con il sistema domiciliare, la filiera del riciclo e recupero e il ricorso alla “fabbrica dei materiali”; l’evoluzione del trattamento meccanico-biologico, per la parte residuale, con trattamento a freddo, eviterebbe la costruzione di un secondo inceneritore nella regione.

    DIRITTO  ALLA SALUTE

    La sanità è un tema ricorrente in tutti i programmi politici; eppure l’incidenza del costo del SSN sul PIL è percentualmente inferiore alla media europea. La sanità è un sistema di protezione sociale ad accesso universale su cui, con tagli lineari, è facile nel breve periodo ridurre la spesa; occorre però tener conto delle conseguenze. I danni prodotti nella nostra regione da queste politiche sono evidenti. Bisogna smettere di associare la sanità ai costi e abbinarla, invece, ai risparmi: di sofferenza, di emarginazione, di inabilità, di solitudine. Inoltre non si deve dimenticare che la sanità è un importante settore che impatta positivamente sull’economia e che può essere uno strumento di politiche anticicliche nei momenti di depressione.

    Partendo dalla centralità della persona e dai percorsi da garantire nella prevenzione, nella cura e nella stabilizzazione, è necessario:

    • investire sulla sanità di prossimità e di continuità, contrastando i ricoveri inappropriati, valorizzando le professioni sociosanitarie, promuovendo le reti locali di sanità e assistenza;
    • dare stabilità (a partire dal bilancio 2015) agli assegni di cura e/o rivedere la politica tariffaria dei non autosufficienti (che ora scarica sulle famiglie gli oneri degli extra LEA aboliti);
    • promuovere, attraverso i  Piani di salute, concrete iniziative di promozione degli stili di vita in collaborazione con la società civile: camminate con le società sportive, ballo con le Soms, piatti della salute con la ristorazione, luoghi liberi da fumo, distributori di cibo salutare, ecc. in modo che l’attenzione verso la salute arrivi in tutti gli angoli della regione.
    • garantire una sanità attenta al genere, che tuteli e non ostacoli la libertà di scelta delle donne in primis in tema di maternità e sessualità, garantendo nei luoghi preposti un’informazione accessibile, completa e laica, e in tutti i presidi ospedalieri le strutture e il personale adeguati per affrontare i diversi interventi cui le donne scelgono di sottoporsi nel pieno esercizio dei propri diritti;
    • evitare qualsiasi vendita delle strutture del patrimonio sanitario.

    Per realizzare concretamente queste proposte, occorre:

    • un piano di rientro rinegoziato, con la rinuncia all’idea di fare in fretta tagli e cambiamenti dietro il paravento del piano di rientro;
    • un trasparente sistema di valutazione (fatto d’ indicatori numerici) che consenta di stabilire (ex ante) dove si vuole arrivare e di giudicare (ex post) il risultato raggiunto, anche per farne derivare un’opportuna equità nella distribuzione delle risorse;
    • rendere la sanità regionale una “casa di vetro”, che tutti i cittadini possano controllare.

     

    MOBILITA’ PUBBLICA E COLLETTIVA

    Nel ribadire la nostra ferma contrarietà al TAV e al Terzo Valico, prendiamo atto dell’avanzamento dei progetti e individuiamo le seguenti priorità nella mobilità pubblica collettiva.

    La rete ferroviaria piemontese è estesa e capillare: si tratta di circa 2.000 km di linee che potrebbero essere decisivi nello spostare dalla gomma al ferro una grossa fetta dei trasporti di passeggeri e di merci, sia su base locale, sia su base interregionale e internazionale.

    C’è bisogno di assumere strategicamente lo spostamento di priorità e di fondi che interessano le opere come TAV e Terzo Valico, che oltretutto non sono di esclusiva competenza regionale, verso lavori di interesse diffuso e immediato, atti al mantenimento, al potenziamento e alla riqualificazione dei servizi e delle infrastrutture esistenti.

     

    Sono necessari interventi sui seguenti punti salienti:

    • CONDIZIONI di servizi, biglietterie e punti informazioni.
    • CONDIZIONI DEI TRENI: i treni su cui viaggiano i pendolari sono spesso vecchi, sporchi, freddi, con problemi di manutenzione che spesso causano guasti, ritardi e cancellazioni. Inoltre spesso su linee elettrificate (come la Novara-Domodossola) viaggiano treni diesel.
    • CONDIZIONI DELLE STAZIONI: molte piccole e medie stazioni sono ormai delle semplici fermate, prive DEL MATERIALE ROTABILE: spesso il materiale è vecchio e causa guasti ai treni.
    • RIPRISTINO LINEE SOPPRESSE: sono ben 14 le linee soppresse e/o sostituite con corse meno frequenti e a orari scomodi, che causano disagi ai passeggeri, spesso obbligati a fare ricorso al trasporto privato su gomma (in particolare per gli studenti non automuniti o dipendenti dagli orari di lavoro dei genitori, può voler dire arrivare in ritardo o dover uscire prima dalle lezioni, oppure non andarci per niente).
    • ACCESSO A MALPENSA: creare collegamenti diretti.
    • REALIZZAZIONE PASSANTE FERROVIARIO DI TORINO
    • RIQUALIFICAZIONE STAZIONE DI TORINO PORTA NUOVA
    • RADDOPPIO BINARI VIGNALE-ARONA
    • INTERCONNESSIONE CON PASSANTE FERROVIARIO DI TORINO
    • ELETTRIFICAZIONE LINEA CASALE-VERCELLI
    • ACQUISTO TRENI
    • RAPPORTI CON REGIONE LIGURIA per valutare revisione/alternative al progetto del Terzo Valico (ad esempio raddoppio/riutilizzo delle linee esistenti)*.
    • SPOSTARE TRASPORTO MERCI DA GOMMA A FERRO: smettere di smantellare le linee ferroviarie e gli scali merci esistenti.
    • TARIFFE APPOSITE PER GLI STUDENTI

    * Per quanto riguarda il Terzo valico dei Giovi si osserva in particolare che Il territorio della nostra regione sarà interessato dal passaggio e dai lavori per la costruzione della linea ferroviaria AV/AC che collegherebbe Genova a Milano, anche se il tracciato finisce a Tortona con un costo di 6,2 miliardi di €. Le problematiche che s’individuano, oltre l’oneroso costo, sono:

    – l’impatto ambientale dell’opera è molto elevato e consiste principalmente in danni alle falde acquifere e nella presenza di amianto nei punti di escavazione delle gallerie e conseguentemente nello smarino;

    – risibile risparmio di tempo considerato l’intero percorso Genova – Milano fatto con i normali mezzi e le proiezioni con la nuova linea;

    – esistono già tre linee di valico che collegano Genova al basso Piemonte (Genova – Arquata via Busalla – Isola, Genova-Arquata via Mignanego, Genova-Ovada) più altre tre se consideriamo le linee che collegano la Liguria alla pianura Padana e sono usate solo al 30% delle loro capacità.

    – Il traffico merci del porto di Genova dall’inizio degli anni novanta a oggi ha avuto un andamento altalenante, ben lontano dai ritmi di crescita previsti in precedenza, che avrebbero dovuto condurre alla saturazione delle linee suddette entro il 1998 e alla necessità della costruzione di una nuova linea di valico.

    In considerazione di quanto sopra affermato, riteniamo che sarebbe necessario ammodernare le linee esistenti, sfruttando appieno le capacità delle stesse, ricordando che le manutenzioni ordinarie e straordinarie possono portare a una crescita occupazionale in un’ottica di medio lungo periodo.

     

    AMBIENTE E QUALITA’ DELLA VITA

    L’ambiente è la naturale risorsa strategica che sottende l’impostazione delle nostre proposte programmatiche: sul lavoro, sulla salute, sulla mobilità pubblica, sulla formazione e sulla cultura, sulle politiche abitative, sulla salvaguardia paesaggistica del territorio.

    In particolare, si ribadisce che è necessario:

    • investire in politiche di riduzione dei rifiuti solidi urbani che rendano inutile un secondo inceneritore nella regione, seguendo le direttive europee.
    • porre in atto un concreto impegno sulle energie rinnovabili.
    • difendere e valorizzare le aree protette piemontesi di valore ambientale ed economico, abrogando la “controriforma” in materia approvata dalla Giunta Cota.
    • intervenire a sostegno dell’economia delle terre alte, che potrebbero tornare a essere un importante volano per lo sviluppo e l’occupazione piemontesi; si potrebbe così contrastare il drammatico spopolamento delle montagne, con evidenti benefici per la cura idrogeologica del territorio.
    • predisporre un progetto di rimozione delle coperture d’amianto.
    • impedire la costituzione di nuovi invasi idrici.

     

    IL NUCLEARE –  LA TUTELA DELL’AMBIENTE E DELLA SALUTE

     

    Oltre il 90% delle scorie nucleari nazionali sono depositate in Piemonte, in particolare nei siti di Saluggia e di Trino vercellese che, considerata la situazione idrogeologica dei siti e la progressiva vetustà delle strutture che le contengono, rappresentano un rischio crescente per la sicurezza sia delle persone sia del territorio regionale e nazionale.

    Pertanto, anche in attuazione del DLGS 4 marzo 2014 n.45 (pubblicato in GU il 26 marzo 2014) su “Attuazione della direttiva 2011/70 EURATOM, che istituisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi”, la Regione Piemonte deve procedere attraverso le seguenti fasi :

    1) confermare l’individuazione di un sito unico nazionale di deposito delle scorie, respingendo con forza la tesi strisciante che gli attuali impianti diventino depositi di se stessi, così come ulteriori attendismi da parte del Governo;

    2) iniziare il decommissioning dei vari impianti solo dopo l’avvio del processo per l’individuazione del sito nazionale unico, per evitare l’insorgere di decine di depositi locali per la messa in sicurezza delle scorie radioattive da demolizione; il rischio concreto è che, benché definiti “temporanei”, tali depositi rischierebbero di essere definitivi.

    3) cessare l’invio del combustibile nucleare esaurito all’estero per il riprocessamento, fonte di ulteriori rischi di contaminazioni radioattive per trasporto, lavorazione e prodotti finali ottenuti; si deve accelerare la messa in sicurezza delle scorie nucleari liquide di 2^ e di 3^ categoria attraverso il processo di cementificazione.

    4) stabilire la destinazione delle “misure compensative” previste dalla Legge 368 e successive modificazioni e integrazioni, sia per gli attuali siti nucleari, sia per il futuro luogo ospite del deposito unico nazionale, definendo casistiche precise legate esclusivamente alla tutela della salute e dell’ambiente.

    Infine, in considerazione della situazione determinatasi a Spinetta Marengo, proponiamo che:

    • sia approvata una legge regionale volta a far sì che il Comitato Tecnico Regionale, preposto al controllo della sicurezza, operi con continuità, possa avere funzioni ispettive all’interno dei Siti R.I.R. ed emetta una relazione annuale con aggiornamenti prescrittivi vincolanti nei riguardi dell’azienda, dei lavoratori e degli abitanti. Sia prescritta inoltre maggiore trasparenza informativa.
    • sia adottata a livello regionale ed estesa a livello nazionale la legge sulla VDS (Valutazione del Danno Sanitario) adottata per la regione Puglia e oggi in vigore a livello nazionale, ma limitatamente all’ILVA di Taranto (D.L. 61/2013).

     

    ISTRUZIONE, FORMAZIONE E CULTURA

    Siamo per una politica regionale che:

    • metta in atto investimenti strategici per l’educazione e la cura dei cittadini più piccoli e degli adolescenti;
    • promuova un’offerta educativa e culturale orientata alla qualità;
    • garantisca il diritto allo studio per tutti, coinvolgendo le scuole in esperienze formative che contrastino sempre più i dislivelli di partenza delle competenze dei bambini e dei ragazzi;
    • potenzi l’università e la ricerca pubbliche piemontesi.

     

    È necessario:

    • sostenere politiche che riducano, per le fasce più deboli, le quote mensili di costo a carico delle famiglie, in modo particolare quelle relative al nido d’infanzia;
    • rivedere la legge sui nidi d’infanzia, ormai molto datata;
    • incrementare il tempo scuola, il numero di insegnanti a disposizione per coprire l’arco della giornata, per il sostegno alle bambine e ai bambini, alle ragazze e ai ragazzi disabili;
    • predisporre più significative risorse per contrastare con forza e determinazione la dispersione scolastica.

     

    Per l’università pubblica piemontese si deve:
    – reintegrare i fondi per il diritto allo studio, che devono tornare all’ammontare stanziato dall’ultima Giunta Bresso;
    – tutelare il carattere pubblico dell’Edisu, escludendo l’ingresso dei privati nel Cda e riformando la governance dell’ente stesso per garantire una piena rappresentanza studentesca;
    – tutelare la pubblicità delle residenze universitarie Edisu, senza affidamenti ai privati e ridiscussione dei canoni d’affitto su base reddituale;
    – ritirare l’ipotesi del prestito d’onore;
    – potenziare gli investimenti sulla ricerca pubblica, invertendo la tendenza ad attuare politiche di affidamento totale ai privati;
    – prevedere stage retribuiti, eliminando le forme di studio-lavoro che si trasformano in lavoro gratuito da parte degli studenti.

    In generale, Il tirocinio e l’apprendistato devono essere utilizzati per realizzare efficaci percorsi didattici di formazione al lavoro e non per mascherare contratti di lavoro subordinato anche in violazione di norme di legge.

    La politica deve riconoscere e rendere comprensibile il valore culturale espresso dalla propria regione.

    Occorre valorizzare i luoghi, recuperare e sostenere i territori nelle diverse attività di tutela, ad esempio delle aree archeologiche.

     

    E’ opportuno:

    • disegnare una mappa dei Musei minori, referenti alla cultura territoriale, alla storia, alla memoria e alle tradizioni.
    • attuare una politica “Piemonte – centrica” che aiuti a far crescere un tessuto culturale che non lasci fuori alcuno, che contribuisca alla diffusione della cultura nei territori, dalle grandi città ai piccoli comuni, per garantire il diritto di cittadinanza nei luoghi della cultura a tutti; inoltre dobbiamo premiare le idee migliori che arrivano dai giovani, garantire spazi di aggregazione e socialità, creare opportunità.

     

    In una regione che crea speranza nel futuro e determina vero cambiamento politico, devono essere attuate:

    • Azioni di politica inclusiva e di vera integrazione, che prevedano il diritto a una cittadinanza condivisa e allargata, per i migranti e i cittadini stranieri che vanno coinvolti e fatti partecipare a una visione strategica del Piemonte. Tali azioni devono giungere a garantire i diritti politici, prevedendo il diritto di voto degli stranieri residenti da lunga data.

     

    DIRITTO ALLA CASA

    Occorrono misure concrete per affrontare l’emergenza casa in Piemonte, rispettando l’ambiente.

    Sono necessari:

    • un Piano casa per aumentare la percentuale di case pubbliche (utilizzo delle costruzioni vuote, impulso alle aziende sociali per l’affitto, acquisto di case private vuote);
    • fondi per la prevenzione degli sfratti, simili a quello già istituito a Torino, e il rifinanziamento del fondo per il sostegno degli affitti;
    • un piano che preveda Consumo zero di suolo, attraverso la riqualificazione del patrimonio immobiliare pubblico, del demanio militare e civile e il loro utilizzo al servizio dei cittadini;
    • misure per promuovere il co-housing e la costruzione di comunità sociali.

     

    AZIONI DI SOSTEGNO PER IL DIRITTO AL REDDITO MINIMO

    Per garantire l’accesso a una piena cittadinanza, si deve:

    • sostenere il reddito di disoccupati e cassaintegrati;
    • sostenere il reddito per un numero cospicuo di giovani piemontesi in cambio di un impegno sul territorio;
    • costituire un reddito minimo per i cittadini piemontesi nell’ambito di un’auspicabile trasformazione della legislazione nazionale.

    INNOVAZIONE E TECNOLOGIE  DELL’INFORMAZIONE  E  DELLA COMUNICAZIONE

    In un quadro regionale caratterizzato da mancanza di risorse pubbliche e dilagante crisi del terziario, è fondamentale il ruolo della Regione per rilanciare l’ICT (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) piemontese e l’occupazione in un settore strategico come quello delle nuove tecnologie. Innovazione e ICT sono, infatti, le parole chiave nel processo d’informatizzazione della Pubblica Amministrazione, in particolare della Sanità, e costituiscono un investimento fondamentale per risparmiare denaro pubblico e rimettere in moto l’economia piemontese.

    È pertanto necessario:
    – rilanciare l’ICT piemontese e quelle strutture in-house che, raccogliendo la sfida del pubblico che sa essere innovativo ed efficiente, garantiscono la difesa dei dati pubblici, primi fra tutti quelli sanitari, e le economie di scala necessarie a portare risparmi anche notevoli all’Amministrazione piemontese.

    CITTÀ CHE COMUNICANO

    In  osservanza alle disposizioni indicate da recenti sentenze e dalla legislazione italiana, proponiamo:

    – la rapida adozione da parte del Regione di un Piano della Telefonia Mobile progettato da personale qualificato, diverso dalle ARPA (istituzionalmente demandate alle attività di verifica e controllo) per evitare evidenti conflitti di interesse se coinvolte in incarichi di consulenza remunerata (chi controllerà chi?), che abbia i requisiti di prevenire le criticità e consenta di programmare le installazioni, in modo da rendere minima l’emissione elettromagnetica per la popolazione.

    – un piano di localizzazione che favorisca, ove possibile, i siti di proprietà pubblica che permettono, tra l’altro, di portare nelle casse comunali gli introiti dei canoni d’affitto per gli impianti. Tali indirizzi, oltre a consentire una più efficace gestione diretta delle installazioni, determinano evidenti disponibilità economiche, che possono essere reinvestite in altri servizi al cittadino; si pensi, ad esempio, all’utilità di una campagna di comunicazione nelle scuole che metta al centro le buone pratiche nell’utilizzo dei dispositivi elettronici al fine di minimizzare l’esposizione ad ogni fonte di rischio.