• Ho aderito alla piattaforma “Per un welfare reale, equo e rispettoso dei diritti dei cittadini”

    Ho aderito alla piattaforma “Per un welfare reale, equo e rispettoso dei diritti dei cittadini” predisposta dalle organizzazioni: Consulta per le persone in difficoltà (Cpd),  Coordinamento sanità e assistenza tra i movimenti di base (Cpd) e Federazione italiana per il superamento dell’handicap Piemonte. I punti prioritari che sono stati sottoposti ai candidati alle Elezioni regionali del 25 maggio sono: il ritiro delle delibere di Giunta regionale 45/2012, 14 e 85/2013, 25 e 26/2013 e 5/2014, provvedimenti lesivi dei diritti delle persone malate e/o con handicap invalidante grave e non autosufficienza; la sostituzione di questi provvedimenti con altri che riconoscano il diritto vigente in materia di prestazioni socio-sanitarie, a partire dalla stesura del regolamento attuativo della legge regionale 10/2010 sulle prestazioni domiciliari; l’assunzione da parte dell’Assessorato all’Istruzione delle funzioni in materia di asili nido.

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  • M’impegno per la scuola pubblica e il diritto allo studio

    19. M’impegno a lavorare perché sia garantito il diritto allo studio per tutti e tutte nella scuola pubblica, e vorremmo coinvolgere le scuole in esperienze formative che contrastino i dislivelli di partenza delle condizioni e delle conoscenze di bambini e ragazzi. Sosterremo politiche che riducano, per le fasce più deboli, le quote mensili di costo a carico delle famiglie, in modo particolare quelle relative al nido d’infanzia e chiederemo di rivedere la legge sui nidi d’infanzia. Chiederemo alla Giunta di investire per contrastare la dispersione scolastica e incrementare il tempo scuola, il numero di insegnanti a disposizione per coprire l’arco della giornata, per il sostegno alle bambine e ai bambini, alle ragazze e ai ragazzi disabili. Queste sono le priorità. La scuola pubblica è la priorità. Così come lo è il ritorno alla piena tutela del diritto allo studio universitario, con la copertura totale delle borse per gli studenti capaci e meritevoli ma primi di mezzi. Non sono dettagli, è il cuore di una proposta e di una cultura politica.

  • Ho aderito ai quesiti posti da MAB Piemonte

    MAB è l’acronimo con cui AIB (Associazione Italiana Biblioteche), ANAI (Associazione Nazionale Archivistica
    Italiana) e ICOM Italia (International Council of Museum ‐ Comitato Nazionale Italiano), nella primavera del
    2011 (sviluppando un’iniziativa precedente avviata dalle loro Sezioni piemontesi), hanno dato vita a un coordinamento permanente per esplorare le prospettive di convergenza tra i mestieri e gli istituti in cui operano i professionisti degli archivi, delle biblioteche, dei musei.

    In occasione delle imminenti elezioni regionali, MAB Piemonte si propone di sottoporre alle forze politiche, che stanno preparando i loro programmi e la campagna elettorale, quattro questioni, prendendo spunto dal documento Per il rilancio del sistema culturale italiano presentato a Torino il 28 marzo 2012.

    SU CIASCUNA DELLE QUATTRO QUESTIONI, MAB PIEMONTE CHIEDE AI CANDIDATI E FUTURI RAPPRESENTANTI IN CONSIGLIO REGIONALE E ALLE FORZE POLITICHE DI ESPRIMERE LA PROPRIA POSIZIONE E DI ASSUMERE UN CONCRETO IMPEGNO DI LAVORO.
    1. Rinnovamento della normativa e rapporto Stato‐Regione‐Enti locali

    Alla fine degli anni Settanta l’elaborazione della normativa regionale in campo culturale fu preceduta da un’ampia consultazione di tutti i soggetti interessati, decentrata su tutto il territorio del Piemonte. Da allora tale normativa non è mai stata aggiornata, come invece è accaduto in altre Regioni, neppure dopo la riforma del Titolo Quinto della Parte Seconda della Costituzione che ha modificato competenze e ruoli assegnati a Stato, Regioni ed Enti locali.
    La prossima legislatura vedrà la Regione Piemonte finalmente impegnata ad aggiornare il proprio quadro
    normativo in campo culturale?
    Sì, se il Piemonte intende davvero rilanciare il proprio sviluppo, non può che tornare a tutelare e promuovere il suo patrimonio artistico e culturale. Ma, a questo scopo, serve un cambio di prospettiva: non solo nuovi stanziamenti, ma una legge quadro sulla cultura e una voce di bilancio specifica dedicata alla cultura. E, possibilmente, un’attenzione maggiore alla diffusione sul territorio e alla promozione di presidi culturali che possano durare nel tempo e generare ricchezza non solo materiale a lungo termine, anziché vivere il solo spazio di un grande e costoso evento.
    Questo anche alla luce della prevista riorganizzazione del MiBACT che, in Piemonte, andrà a interessare: la struttura periferica del Ministero (Direzione regionale e Soprintendenze), importanti siti museali e archeologici, la rete degli Archivi di Stato, due grandi biblioteche (Reale e Nazionale Universitaria di Torino). Quali rapporti si intendono stabilire con le strutture periferiche del MiBACT (Soprintendenze e musei statali, archivi di Stato, biblioteche) e con gli Enti locali?
    Occorre un rapporto non episodico, ma di coordinamento con le altre istituzioni e con queste strutture e serve uno sforzo per integrarle ancor più nel territorio, facilitandone l’apertura al pubblico e l’accesso per la cittadinanza.

    E, vista la portata e l’ampiezza del processo…
    in quali forme si prevede di coinvolgere i professionisti della cultura in questo delicato momento di trasformazione?
    Operatori culturali e professionisti della cultura vanno coinvolti nella fase stessa di ridefinizione delle politiche e dell’elaborazione del quadro normativo regionale in materia di cultura, attraverso tavoli e forum che interagiscano costantemente con la commissione e il consiglio regionale.
    2. Sistemi culturali integrati e digitalizzazione

    Per il patrimonio culturale non c’è futuro se non se ne riorganizza la valorizzazione in una logica di sistemi territoriali integrati. L’attuale quadro organizzativo dei beni culturali, sia regionale sia nazionale, ostacola e impedisce tale integrazione. È inoltre sempre più urgente promuovere progetti sinergici fra gli istituti culturali, anche per favorire la corretta digitalizzazione di fondi archivistici, bibliografici e museali di grande interesse, al fine di garantirne la miglior fruizione attuale e la trasmissione alle generazioni future.
    In che modo si intende favorire una logica di sistema? Attraverso quali nuove strutture territoriali integrate di gestione (Regione, Comuni, Stato, “Aree Vaste”)? Si ha la piena consapevolezza della ricchezza del patrimonio già disponibile in formato digitale? E in che modo si intende operare per permetterne un uso al passo con le potenzialità ormai offerte dalle tecnologie? Quali nuovi progetti si intendono varare?
    Occorrerebbe ad esempio creare un archivio digitale regionale dei beni culturali che rimandi ai vari archivi e agevolare la corretta digitalizzazione di tutti i fondi archivistici, bibliografici e museali presenti sul territorio. Inoltre è fondamentale, nel rispetto delle autonomie delle singole biblioteche, promuovere l’integrazione delle biblioteche della regione, incluse le biblioteche universitarie affidate a cooperative esterne, entro un sistema bibliotecario coordinato e coerente in termini di regole e procedure di accesso, orari, etc., al fine di garantirne la massima fruibilità.
    3. Capitale umano e risorse

    La contrazione delle risorse ha ridotto in maniera preoccupante il già esiguo numero dei professionisti del patrimonio culturale addetti agli archivi, alle biblioteche, ai musei: molte figure professionali sono uscite di scena senza sostituzione, altre vedono svalutati il proprio ruolo e la propria posizione economica. Le ristrettezza a cui gli istituti sono stati costretti in questi anni, oltre alla drastica riduzione dei professionisti dipendenti (e dei collaboratori continuativi), ha comportato l’azzeramento degli incarichi di catalogazione, inventariazione e restauro attribuiti ai professionisti indipendenti. Incarichi che costituiscono un irrinunciabile sbocco di lavoro per molti professionisti (sia quelli di consolidata esperienza sia giovani di recente formazione) e al tempo stesso un imprescindibile bacino di competenze necessarie per garantire l’effettiva tutela e valorizzazione del patrimonio.
    È una tendenza che va rovesciata, investendo prioritariamente sul capitale umano.
    Che ruolo ha intenzione di giocare sul piano economico e di stimolo la Regione Piemonte?
    Innanzitutto, la Regione deve tornare a garantire il diritto allo studio, perché questo significa restituire all’università il suo ruolo centrale in questo territorio e, di conseguenza, ampliare il pubblico delle attività culturali, creando un circolo virtuoso. In secondo luogo, la Regione potrebbe contribuire con forme di sostegno ai servizi culturali e ai soggetti collettivi che operano nel campo della cultura, alla mobilità culturale dei giovani e a forme di accesso gratuito o agevolato al patrimonio culturale e alle attività culturali; potrebbe inoltre impegnarsi in una mappatura e nella valorizzazione degli spazi utilizzabili per la cultura, e promuovere progetti e attività che avvicinino la cittadinanza e i giovani in particolare ai linguaggi della musica, della letteratura, del teatro, del cinema, dell’arte. La cultura in Italia genera valore per 40 miliardi di euro all’anno, pari al 2,6% del PIL, con circa 1 milione e 400 mila occupati. Se a questo valore si somma quello di ulteriori componenti dell’industria del settore – compreso il turismo culturale – si giunge a un valore percentuale del PIL che tocca il 10% e delinea uno tra i più rilevanti settori dell’economia nazionale. E’ chiaro tuttavia che, per innescare questo processo virtuoso e creare occupazione, bisogna tornare a investire nella cultura e nell’istruzione a livello nazionale e regionale.
    Serve certamente un piano d’intervento per sostenere l’occupazione giovanile e di chi ha perduto il lavoro nel campo culturale, con un’ “indennità di occupazione”. Di più: serve anche a livello regionale l’introduzione di un reddito minimo che consenta ai disoccupati e agli inoccupati, ai lavoratori precari e a intermittenza, quali i lavoratori della conoscenza e gli operatori culturali (in generale chi lavora producendo beni immateriali) spesso purtroppo sono, che garantisca l’autonomia e la libertà di scelta, sottraendo dalla ricattabilità questi lavoratori e consentendo loro di avviare e continuare il proprio percorso di crescita formativa, professionale e in alcuni casi artistica, di non rinunciare alla propria vocazione che oggi invece molti sono costretti a sacrificare.
    4. Promozione: il patrimonio culturale come eccezionale polo di attrazione

    Alla luce dei punti precedenti, è evidente il valore strategico che la gestione del patrimonio culturale assume per lo sviluppo del tessuto sociale della Regione e per le opportunità di promozione della creatività e del turismo culturale, con la possibilità di generare significative ricadute dal punto di vista economico e occupazionale. Anche su questo terreno, si avverte l’esigenza di abbandonare logiche ispirate a una visione del patrimonio culturale come bene da sfruttare, spesso in maniera decontestualizzata e frammentata, per sviluppare programmi coordinati e sostenuti da una qualificata capacità progettuale.
    In che modo si vogliono davvero studiare iniziative ambiziose e non episodiche, ma destinate a consolidare risultati nel tempo, di promozione culturale del territorio?
    Si tratta innanzitutto di reinvestire nei presidi culturali che promuovono la cultura da tempo, continuativamente e mantenendo sempre alto il livello dell’offerta. In sostanza non si può permettere che la logica del grande evento culturale, che pare promettere un guadagno immediato, porti a sacrificare fondazioni e attività culturali storiche che costituiscono un bene comune durevole per la collettività, né a escludere esperienze più piccole, indipendenti, alternative, di fatto penalizzando i giovani.

  • M’impegno a riaprire gli ospedali Valdesi

    18. M’impegno a rimettere in discussione il futuro degli ospedali Valdesi di Torino, Torre Pellice e Pomaretto che sono stati inopportunamente chiusi dalla Giunta regionale di centrodestra. In questi anni in Consiglio regionale ho lavorato per bloccare un piano disastroso che ha danneggiato soprattutto le donne con problemi oncologici che sono state costrette a cambiare medici e terapie oppure a rivolgersi a strutture private. La prossima amministrazione regionale dovrà invertire la rotta e porre rimedio a questo disastro.

  • M’impegno per difendere la RAI pubblica

    17. M’impegno per il mantenimento e il potenziamento della sede regionale torinese della RAI incalzando il Governo affinché venga rilanciata tramite progetti seri e mirati. La RAI è un bene comune ed è in quest’ottica che m’impegnerò per contrastare qualsiasi scenario che non garantirebbe il mantenimento degli attuali livelli occupazionali e il futuro dell’emittenza pubblica a Torino.