• Boom di avvocati iscritti al corso di diritto antidiscriminatorio

    Boom di iscritti al corso di diritto antidiscriminatorio, partito ieri pomeriggio e promosso dalla Regione, dall’Ordine degli avvocati del Piemonte, e destinato ai legali che desiderano entrare negli elenchi collegati al Fondo regionale antidiscriminazione. Erano quasi 200 i professionisti che hanno affollato l’aula magna del Palazzo di giustizia di Torino. Per lo più donne e una cinquantina di uomini. Quasi il doppio rispetto alle tre passate edizioni. Leggi Tutto

  • Reddito di libertà per vittime di violenza, la Regione ci sta lavorando

    La Regione sta lavorando per dare un reddito di libertà alle donne vittime di violenza e così aiutarle a recuperare autonomia in attesa di trovare un lavoro. L’ho annunciato proprio ieri, durante un incontro per parlare dei risultati dei corsi di educazione finanziaria che si stanno sperimentando in alcune case rifugio e centri antiviolenza del nostro territorio, insieme alla cooperativa Labins e grazie al sostegno di Compagnia di San Paolo. Leggi Tutto

  • Guerra contro la tratta, in quattro anni la Regione ha salvato 600 donne

    Contro la tratta la Regione Piemonte ha una guerra in corso. Diverse le misure adottate che hanno portato, dal 2014 al 2018, a contattare 8.558 donne grazie alle unità di strada e agli sportelli aperti per raccogliere possibili richieste d’aiuto.  Oltre 600 sono state le ragazze, in prevalenza nigeriane, sottratte a sfruttatori senza scrupoli. Leggi Tutto

  • Beni confiscati alla mafia, c’è un nuovo bando della Regione

    Restituire alla cittadinanza i beni confiscati alla mafia, utilizzandoli per dare ospitalità alle donne vittime di violenza, a chi non ha una casa, ai profughi, o per altri fini sociali. È questo l’obiettivo del nuovo bando appena indetto dalla nostra Regione che ha come destinatari i Comuni piemontesi che hanno in gestione immobili acquistati col ricavato di attività criminali. C’è tempo fino a mezzogiorno del 28 settembre 2018 per partecipare.

    Gli enti interessati sono tanti, in tutto 43: 23 in provincia di Torino, 1 Alessandria, 4 Asti, 1 Biella, 4 Cuneo, 4 aNovara, 3 Vco e 3 Vercelli. Gli immobili confiscati sono invece 167. La maggior parte sono in mano alla Città metropolitana (123), secondo quanto risulta dai dati elaborati dalle tabelle dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione a dei Beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

    Il nostro bando è, insomma, di estrema rilevanza per la comunità. Permetterà di destinare case, ville, terreni a beneficio dei cittadini più deboli. Già oggi alcune proprietà sono in fase di riqualificazione, come Cascina Graziella a Moncalvo che verrà utilizzato per ospitare donne con problemi di dipendenza. Usare questi immobili a beneficio dei più fragili aumenta la  portata simbolica dell’azione dello Stato e delle istituzioni e gioca un ruolo tutt’altro che secondario a favore della lotta contro le mafie.

     Le risorse stanziate dal nostro ente ammontano complessivamente a 150.000 euro, con una quota di cofinanziamento a carico del Comune del 50%. Non sono previsti limiti minimi, ma il tetto massimo assegnabile è di 50.000 euro per ciascun intervento. Le domande saranno esaminate da un apposito comitato tecnico di valutazione.

    Sono ammesse le domande dei Comuni che hanno in corso le procedure di assegnazione del bene, purché le stesse si esauriscano entro 90 giorni dalla presentazione della domanda. Il bando attua la legge n.14/2007 sugli “Interventi in favore della prevenzione della criminalità e istituzione della Giornata regionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie.

  • Otto maschi su otto al Csm, la giustizia in Italia porta ancora i pantaloni – Il mio articolo sull’Huffington Post

    Il mio articolo sull’Huffington Post

    Siamo nel 2018, eppure la giustizia, almeno ad alti livelli, è ancora amministrata dagli uomini. Sono poche, pochissime, le donne che arrivano all’apice. Come a dire: in questo mondo grande e terribile, per riportare ordine e per far rispettare la legge, sono necessari i pantaloni. E noi siamo stanche di messaggi ottocenteschi.

    Sono passati più di cinquant’anni da quando nel 1963 le donne poterono entrare in magistratura. Prima erano considerate instabili, fragili. Invece adesso costituiscono il 53% della magistratura ordinaria. Anche per questo avremmo tanto voluto che il Parlamento a maggioranza pentaleghista ne eleggesse qualcuna nel Consiglio superiore della Magistratura, organo di autogoverno di questo potere dello stato.

    Invece no, sono stati eletti solo uomini. Otto maschi su otto al Csm. E quattro su quattro per ciascuno degli altri tre organi su cui ci si esprimeva (Amministrativo, Tributario e Corte dei Conti).

    Le donne scarseggiano di sicuro se si guarda alla Corte costituzionale: su 13 giudici, sono appena tre. E dal 1848, anno in cui è stata istituita la Cassazione, a oggi, la Suprema Corte non ha mai avuto un presidente donna.

    Cosa cambia? Credo l’approccio.

    Capita in medicina: una prevalenza storica degli uomini ha portato per esempio a pensare i farmaci per curare il corpo degli uomini. Oggi invece si sta finalmente scoprendo l’importanza della medicina di genere.

    Capita in politica. In certi paesi, anche in Italia, l’esercizio del potere a prevalenza quasi esclusivamente maschile ha portato leggi a misura di maschio. Ricordate la patria potestà, il cognome dell’uomo ai figli e via dicendo? Perché nell’interpretazione delle leggi questo fattore non dovrebbe avere influenza?

    Faccio un esempio. Di recente la sezione penale della Corte di Cassazione si è espressa in tema di stupro. L’oggetto della discussione era se considerare l’ubriachezza della vittima un’aggravante a danno dei violentatori. La sezione penale ha deciso che, in virtù di quella che è la legge, quello stato di maggiore fragilità non dovesse essere considerato un’aggravante.

    Siamo sicuri che una maggiore presenza femminile in quella sezione non avrebbe portato i giudici a un’interpretazione diversa? Non sono una giurista ma, magari commettendo errore, in me restano degli enormi dubbi.

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