• Parliamo del Piano Industriale e Strategico del CSI

    In questi ultimi mesi si sono addensate sul CSI diverse nubi che si sono man mano trasformate in una tempesta senza risparmio di colpi provenienti da diverse parti e spesso di scarsa “eleganza”.
    Il momento attuale risulta particolarmente complesso in quanto si intrecciano criticità vere, peraltro sottovalutate negli anni precedenti, e questioni usate in modo strumentale per perseguire scopi diversi, che rischiano però di far perdere di vista la specificità e la potenzialità che il CSI rappresenta all’interno del panorama dell’ICT e dell’economia piemontesi.Si intrecciano infatti in questo periodo diversi problemi che un’organizzazione di significative dimensioni incontra normalmente nella sua vita, ma che la situazione congiunturale dal punto di vista economico e politico del periodo acuisce notevolmente.
    I temi sul tappeto partono dal bando di concorso per la sostituzione del Direttore Generale, che ha innescato polemiche di basso profilo, arrivando a minare pubblicamente la credibilità stessa del consorzio e dei suoi lavoratori, tutti consapevoli che sia necessario avviare un processo di riorganizzazione interna, volta a rispondere meglio ai bisogni informatici mutati nel tempo da parte della pubblica amministrazione, secondo criteri di efficacia, efficienza ed economicità.
    Tuttavia, bisogna rimarcare che i problemi economici che vedono il CSI creditore nei confronti degli enti consorziati, a partire dal Comune di Torino, e fortemente esposto nei confronti degli istituti bancari, sono indipendenti dalla riorganizzazione. Possono averne un giovamento, ma si trascinano da tempo, e nella crisi generale assumono comunque dimensioni preoccupanti.
    In queste problematiche di carattere oggettivo, si inseriscono le tensioni politiche, collegate alla campagna elettorale ormai aperta sulle elezioni regionali, miste a spinte di soggetti concorrenti che potrebbero essere attratti dalle commesse del CSI.
    Il mio interesse al CSI nasce da lontano: sono laureata in informatica, sono stata nel suo consiglio di amministrazione come rappresentante dell’allora Presidente della Provincia di Torino, Mercedes Bresso. Ho potuto così constatare di persona quanto sia complessa la sua realtà. Nel mio mandato, ho sostenuto l’importanza di alcuni indirizzi, come la sua internazionalizzazione, rivolta in particolare ai finanziamenti dell’Unione Europea, e la promozione della presenza di donne migranti al suo interno, che potesse contribuire al superamento dello stereotipo di genere, che le vede essenzialmente come assistenti familiari, vale a dire “badanti”, un termine che non dovrebbe essere utilizzato.
    La buona notizia di questi giorni è che si sta procedendo all’assunzione delle ultime partecipanti alla riproposizione del progetto, mentre più delicata è la situazione degli altri precari, i cui contratti a fine anno rischiano seriamente di non venir rinnovati, a causa delle incertezze di budget per il prossimo anno.
    In questo contesto, urge un’ampia riflessione da parte degli enti consorziati che possa portare a costruire un Piano Industriale e Strategico che attualizzi la “mission” del CSI.
    In questi giorni, ho ricevuto diversi contributi da soggetti interessati a vario titolo al futuro del CSI, e ho potuto riscontrare una grande vivacità fra i suoi lavoratori e le sue lavoratrici, alcune delle quali hanno negli anni portato avanti le attività del gruppo donne.
    Sulla base di questi confronti vorrei aprire un dibattito in rete, collegato alla discussione che vorrei animare a Palazzo Civico sulla base di una mozione di indirizzo che riprenda alcune di queste riflessioni.
    Nel Piano Industriale, credo che sia necessario ribadire la sua missione di consorzio pubblico, a servizio della pubblica amministrazione e dello sviluppo delle aziende del settore.
    La crisi attuale può essere l’occasione perché finalmente vengano valorizzate  in modo efficace le potenzialità che stanno alla base dell’intuizione che fu l’idea della costituzione del consorzio stesso: “mettere a sistema” i patrimoni informativi delle realtà della pubblica amministrazione piemontese con l’apporto delle competenze dell’Università e del Politecnico. Questo lavoro può essere reso più efficiente e “interiorizzato” dagli enti consorziati, se si riconosce l’attività del CSI che non è quella di semplice fornitore di applicativi, ma di consulente di processo nell’informatizzazione della pubblica amministrazione. Il suo personale ha maturato così competenze che non si debbono disperdere, spesso corroborate dalla convinzione di lavorare per la comunità, non per il profitto di un’impresa.
    Queste caratteristiche rendono il CSI il soggetto ideale per costruire le risposte ai nuovi bisogni della pubblica amministrazione, sia rispetto allo snellimento burocratico che alla creazione di nuovi servizi, che possono utilizzare le moderne infrastrutture. Ciò significa investire il CSI di un ruolo nell’ambito della ricerca e dell’innovazione, consapevolmente rispetto ai costi corrispondenti, che potrebbero essere ammortizzati facendo finalmente economia di scala fra gli enti e in relazione al supporto che potrebbe continuare a fornire alle PMI locali del settore.
    Questa azione di sostegno dovrebbe nel tempo migliorare qualitativamente, diventando meno richiesta di mero body rental, e più inclusione di queste realtà in circuiti di sviluppo di servizi innovativi, anche con la partecipazione a gare internazionali e europee.
    L’elaborazione di un Piano Industriale che parta da queste premesse offrirebbe un contributo anche alla definizione da parte del Comune di Torino di una efficace politica industriale volta allo sviluppo del distretto informatico e dell’info-mobilità , che necessita di inevitabili razionalizzazioni e può vedere il CSI come il pilastro portante.

     

     

     

     

2 Comments

  1. Aparme says: 15 Dicembre 2009 at 03:40

    Sono completamente d’accordo!

  2. anna pegna says: 11 Gennaio 2010 at 16:02

    Ciò che dici è assolutamente giusto.
    Sia come gruppo donne, che come lavoratrici (rappresentate dalle nostre RSU), ci sembra che un piano strategico e industriale, di indirizzo per il futuro del CSI, ma anche di pianificazione dei prossimi interventi della Pubblica Amministrazione Locale, sia l’unica soluzione che ci permetterà di continuare il nostro lavoro con la necessaria tranquillità.
    I lavoratori del CSI hanno dichiarato lo stato di agitazione, per rendere evidente che gli attacchi alla nostra azienda danneggiano la nostra professionalità, e sminuiscono il ruolo del CSI. Un indebolimento del CSI non sarà occasione per le piccole imprese ICT di ottenere appalti dagli Enti Locali: sarebbe invece un disastro per l’intero comparto dell’ICT in Piemonte. Siamo preoccupati per la sorte di decine di lavoratrici e lavoratori precari, con cui lavoriamo, e che rischiano di essere lasciati a casa.
    Le nostre RSU si sono finora mosse con grande capacità e intelligenza. Non mi sembra che altrettanta intelligenza si riscontri da parte dei Sindacati nazionali, che sembrano non comprendere l’importanza del CSI, come datore di lavoro di ben più di 1200 lavoratori! e come ente in grado di trainare la ripresa del comparto ICT.

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