• CSI-Piemonte: nell’assenza della politica si stanno perdendo posti di lavoro

    In prossimità dell’assemblea dei soci che si terrà lunedì 28 giugno, abbiamo ottenuto una risposta alla nostra interrogazione in Consiglio Regionale incompleta e preoccupante.
    Su pianta organica e piano economico-finanziario del CSI-Piemonte sono assenti tutte le informazioni richieste sulla situazione finanziaria e sul piano strategico del Consorzio.

    Rispetto alla pianta organica emerge che tra gennaio e aprile 2010 si è registrata la perdita dei posti di lavoro in CSI-Piemonte per più di 20 persone, tra lavoratori interinali, collaboratori a progetto, co.co.co. e lavoratori a tempo determinato. Nello stesso arco di tempo, inoltre, si è evidenziata una diminuzione dei contratti di consulenza di circa 30 unità, in un contesto che complessivamente prevede la scadenza entro il 2010 di altri 543 contratti. Questo dato, in assenza di indicazioni relative all’esistenza di un piano strategico di rilancio che confermi la capacità del Consorzio di rinnovare questi contratti, aggrava la preoccupazione che l’attuale crisi del CSI-Piemonte possa avere un forte impatto sull’intero comparto ICT piemontese.
    Non è stato inoltre fornito alcun dato che soddisfi la richiesta di aggiornamento sul quadro economico e, soprattutto, sull’esposizione finanziaria del CSI-Piemonte. Infine, non è stata data alcuna risposta riguardo il trattamento retributivo del Direttore Generale e l’entità dei suoi benefit e dei suoi rimborsi. Una mancanza di trasparenza, questa, certamente non trascurabile, considerati i vincoli retributivi imposti dalla Legge Regionale n. 2/2010 e i sacrifici che vengono contemporaneamente chiesti ai lavoratori del Consorzio e dell’indotto.
    Oggi più che mai è quindi necessario riportare l’attenzione della politica e della cittadinanza sul CSI-Piemonte, facendo chiarezza sui punti ancora oscuri e sottolineando nuovamente la necessità e l’urgenza della stesura di un piano industriale e strategico, che possa restituire certezze ai  lavoratori del CSI-Piemonte e a quelli delle molte aziende dell’indotto ICT piemontese.

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