• CSI-PIEMONTE. FERMIAMO LE MANOVRE PRIVATIZZATRICI DELLA GIUNTA REGIONALE. IL PROSSIMO CONSIGLIO AVRÀ INVECE IL COMPITO DI RILANCIARE IL CONSORZIO

    Tutti dovremmo avere a cuore i beni comuni che ha in seno la nostra Regione: il CSI-Piemonte è uno di questi.

    Nell’accordo di intesa sottoscritto fra gli enti consorziati si parla di “valorizzazione degli asset aziendali”. Credo che ciò non si possa tradurre nella svendita di un patrimonio regionale e senza alcun impegno preciso sulla “conservazione dei livelli occupazionali”. Più volte ci ha provato l’attuale Giunta.

    L’ultima parola invece deve spettare al Consiglio che verrà eletto il 25 maggio. Altrimenti si configurerebbe una manovra inopportuna e illegittima, fatta da una Giunta e da un Consiglio di Amministrazione che ormai sono al termine della loro fallimentare esperienza.

    La futura amministrazione avrà in mano una risorsa che non potrà fare altro che valorizzare con tutte le positive ricadute sul territorio. Un piano coordinato di informatizzazione delle Aziende Sanitarie consentirà il rilancio del Consorzio.

    Evitiamo invece di svendere un bene pubblico, per non danneggiare anche le imprese piemontesi. Un CSI che coinvolga i fornitori locali per la Sanità è una risorsa strategica per il pubblico e per il privato: bisogna innescare un processo virtuoso che abbia le potenzialità per modernizzare e rilanciare il nostro territorio.

    Noi non vogliamo che il consorzio rimanga quello che è oggi, noi vogliamo un CSI pubblico che diventi un fattore propulsivo per un nuovo Piemonte.

  • DA CHIAMPARINO CI ASPETTIAMO PAROLE CHIARE SUL DIRITTO ALLO STUDIO

    Sostiene il consigliere Laus che la nuova legislatura regionale dovrebbe sottoporre l’Ente per il Diritto allo Studio a un drastico ripensamento, ben più incisivo della riduzione da 16 a 5 dei membri del Cda, appena approvata in Consiglio Regionale. Secondo Laus l’ente è una macchina dispendiosa che va semplicemente liquidata.

    Forse Laus non sa che ogni Regione ha il suo ente per il diritto allo studio universitario sulla base di una legge nazionale; alcune regioni ne hanno più di uno, legato direttamente agli atenei, come ad esempio la Lombardia.

    E’ paradossale che, di fronte allo scempio compiuto da Cota in materia di diritto allo studio, si pensi di danneggiare ulteriormente una realtà virtuosa come L’Edisu Piemonte. Il problema non è certo il costo della macchina, le cui spese di funzionamento sono bassissime, ma semmai la politica di sostanziale smantellamento del diritto allo studio portata avanti dalla Giunta Cota: i tagli dei finanziamenti all’EDiSU operati a partire dal 2011 hanno ridotto le borse di studio dal 100% al 30%, negando la possibilità di sostentamento, posti letto e servizio di ristorazione a circa 4mila studenti idonei degli atenei piemontesi. Dopo la riduzione degli stanziamenti, nel bilancio regionale per il diritto allo studio restano solo 9 milioni di euro, meno di quelli incassati attraverso il contributo versato dagli studenti stessi, che corrisponde a circa 13 milioni.

    Ci auguriamo davvero che il Partito Democratico non voglia suggerire, per il programma della prossima Giunta, una proposta del genere. Noi, lo diciamo da tempo, chiediamo che si torni immediatamente al 100% delle borse di studio garantite a tutti gli studenti capaci e meritevoli e privi di mezzi, senza ricorrere a nessuna forma di prestito d’onore. Ci aspettiamo che il candidato Presidente Chiamparino ci dia delle rassicurazioni su questo punto, che riteniamo irrinunciabile.

  • Commissione sanità Consiglio regionale

  • Orario Continuato su Torinow Videogruppo

  • Alla Decathlon va in scena la precarietà e flessibilità insostenibili del lavoro

    Protesta in questo fine settimana dei 124 dipendenti della Decathlon, un grande negozio di articoli sportivi di Grugliasco, in gran parte donne.
    Un presidio dei lavoratori davanti al punto vendita  con i figli muniti di cartelli che dicono “La domenica voglio stare con mia mamma”.
    Alla richiesta di una diversa organizzazione del lavoro, con l’aumento delle ore dei contratti part-time in modo da sostenere le aperture nei giorni festivi, l’azienda ha risposto con nuovi contratti ultraprecari a chiamata.
    Leggi Tutto

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