• Solidarietà al sindaco di Trecate. Le minacce non possono sostituire il dialogo

    “Ennesimo attimo di intimidazione sui social network. Come spesso capita il web diventa lo sfogatoio di xenofobi e intolleranti. A essere vittima di minacce questa volta è stato Enrico Ruggerone, il sindaco di Trecate, e a lui va tutta la mia solidarietà” – ha commentato l’assessora della Regione Piemonte con delega all’Immigrazione, Monica Cerutti, riferendosi alle minacce ai danni del sindaco apparse su un social network.

    In gruppo di discussione gestito da un esponente politico si poteva leggere: “Basta profughi in città o sparo alla giunta”. L’assessora Cerutti ha poi continuato: “Episodi del genere non possono passare sotto silenzio. Le discussioni, anche quelle più accese, non dovrebbero mai sfociare nella violenza e chi fa politica ha una grossa responsabilità in questo senso”.

    “I social sono lo specchio di una certa realtà ed è anche compito delle istituzioni guardare dentro questo specchio e vedere cosa riflette. Non possiamo sottovalutare i segnali che ci stanno arrivando da quel territorio, il novarese, e dobbiamo comprenderne le motivazioni. Siamo di fronte a una guerra tra poveri che dobbiamo sedare subito per evitare che sfoci nell’intolleranza reale e non solo in quella virtuale” – ha poi concluso l’assessora Cerutti.

  • La medicina della differenza. La sfida della salute di genere

    Qui di seguito il mio intervento di oggi al convegno organizzato dallo Spi-Cgil a Roma sulla Medicina di genere: “La medicina della differenza. La sfida della salute di genere.”

    Credo sia importante ricordare, non tanto a noi quanto al pubblico in generale che la Medicina di Genere, anzi la Medicina delle Differenze come correttamente avete intitolato questo incontro, non è solo la naturale conseguenza dell’umanizzazione della cura che nella medicina mondiale si è affacciata alcuni decenni fa. Ci sono ovviamente legami, culturali e organizzativi, ma rimane il fatto che quando si parla di umanizzazione della cura il pensiero, soprattutto dei non addetti ai lavori, va al significato divulgativo del termine, quindi a quelle pratiche di relazione tra medico, infermiere e paziente che facilitano, appunto, la relazione, accolgono il paziente nella sua interezza e specificità e motivano il paziente stesso nell’adesione ai protocolli ed alle indicazioni che dal personale sanitario arrivano.

    La medicina di genere, ed in generale tutta la medicina che riconosce lo specifico vissuto delle persone di fronte alla propria salute che tiene conto quindi degli aspetti bio-medici ma anche sociali e culturali della persona, rappresenta una conquista, soprattutto culturale, degli ultimi anni,  con i pionieristici Progetti dell’ONU e dell’OMS. E, non a caso, il Ministero delle Pari Opportunità, istituisce un primo gruppo di interesse già nel 1999.

    Si tratta di un salto culturale che a partire dalle evidenze bio-mediche (non esiste una medicina per tutti e tutte) e dalle valutazioni sull’efficacia della cura (una medicina misurata sulle differenze è più efficace) ribalta un paradigma culturale importante perché dal precedente impatto “empatico” si è passato ad un piano che tiene conto anche dei diritti. Ovvero: si pratica (o si dovrebbe praticare) medicina delle differenze non solo per motivi di attenzione all’altro e per motivi di efficacia, ma anche perché è un diritto, in questo caso delle donne, essere trattate come persone che responsabilmente compiono delle scelte sulla propria salute a partire dalla propria condizione umana e sociale dalla quale nessuna terapia potrà mai prescindere.

    Il diritto alla salute, infatti, è fatto certamente di cose concrete che attengono alla grande questione delle risorse (tempi di attesa, accesso a terapie e strutture di eccellenza, regime dei ticket. ecc.) ma non può essere esercitato fino in fondo se il paziente non possiede tutte le informazioni necessarie affinché le sue scelte siano consapevoli. Tra queste la dimensione di genere, quindi la relazione tra medicina delle differenze e diritto alla salute, diventa sempre più fondamentale.

    In questo senso si identifica il primo e principale ruolo che le Assessore alle Pari Opportunità (anche quelle alla Salute in verità) hanno: diffondere e far crescere tutto il personale medico e paramedico su questi concetti e con questa cultura. Non credo sia questione da poco ne questione poco onerosa, ma il primo passo, e parallelo a tutti gli altri che possiamo compiere, è che tutto il personale diventi sempre più consapevole di questa dimensione. E mi riferisco alla necessità di inserire stabilmente e continuativamente il tema della medicina delle differenze all’interno dei corsi di formazione e aggiornamento, così come all’interno della formazione universitaria e post universitaria. Non come sporadica iniziativa che viene reiterata solo sulla base di interesse e risorse, ma attività ordinaria e continuativa. Magari collegando le tante iniziative singole che esistono sul territorio e valorizzandole.

    In questo grande percorso culturale io inserisco anche il personale amministrativo delle regioni e delle aziende sanitarie: anche questo deve diventare consapevole di certe dimensioni, che hanno impatto diretto sull’efficacia delle cure e sui suoi costi (secondo impegno/compito delle regioni).

    Il terzo grande impegno che le regioni (ma anche il Ministero) devono assumersi è quello più difficile, ma non meno necessario: far sì che la continua riduzione delle risorse a disposizione abbiano il minimo impatto possibile su questo tema.
    Sappiamo che si tratta di un compito molto difficile, ma la funzione delle Assessore alle Pari Opportunità è soprattutto questa, ovvero ricordare a dirigenti e funzionari, e ovviamente ai gestori politico-istituzionali del mondo sanitario che esiste questa esigenza che non può solo essere richiamata ma concretizzata in iniziative puntuali. E che non deve essere semplicemente cancellata quando vi sono percorsi di riorganizzazione in atto, sia pur dolorosi e necessari. Cosa che avviene puntualmente e, in misura parziale, è impossibile che non avvenga.

    Il ricordarsi del tema, dare impulso alle iniziative sparse sul territorio, inserirle nella programmazione in modo stabile, sono compiti che devono vederci uniti tutti, a partire dai Ministeri, passando attraverso le Regioni e le aziende sanitarie fino all’ultimo studio medico.

    Da questo punto di vista è essenziale dare nuovo impulso al Gruppo di lavoro nazionale, integrando i ministeri e le regioni che sono attive su questo tema.

    Vorrei inoltre spendere qualche parola sul principale Progetto di medicina di genere che nel corso degli anni la Regione Piemonte ha sviluppato. Si tratta del Progetto di Prevenzione serena, che oramai molte regioni promuovono e che da semplice (si fa per dire) programma strutturato di prevenzione oncologica rivolto soprattutto al mondo delle donne, si è trasformato nel corso degli anni in un vero e proprio Progetto di medicina di genere.

    È l’esempio di come questa medicina si possa concretizzare, ed anche di come umanizzazione, relazione col paziente e dimensione di genere possono trovare un punto di incontro.

  • La mia risposta all’interrogazione sull’utilizzo del Padiglione 18 della Certosa di Collegno

    Ringrazio la Consigliera Silvana Accostato per la sua sollecitazione e pubblico qua di seguito la mia risposta data oggi in Consiglio regionale alla sua interrogazione con oggetto “Utilizzo Padiglione 18 della Certosa di Collegno da parte dell’Università”.

     

    RISPOSTA INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA PRESENTATA DALLA CONSIGLIERA ACCOSSATO

    Oggetto: Utilizzo Padiglione 18 della Certosa di Collegno da parte dell’Università

    La Certosa Reale di Collegno si estende su circa 50.000 mq. e al suo interno si trovano 40 edifici tra i quali il Padiglione 18, sede dell’ASL TO3 che è anche proprietaria dello stesso.

    Nell’ambito di un quadro più generale di interventi per il recupero e la valorizzazione della Certosa Reale di Collegno, sulla base di un Protocollo d’Intesa tra Regione Piemonte, Città di Collegno e ASL TO3, nel 2004 viene sottoscritto un Protocollo tra Città di Collegno, Università di Torino e ASL TO3, al fine di procedere in sinergia per il recupero funzionale del Padiglione 18 e destinarlo così a servizi di studio, didattica e ricettività a favore dell’Università di Torino e dell’Università Italo-Francese (quest’ultima istituita nel 1998 e concessionaria degli spazi interessati in virtù di atto concessorio determinato dall’ASL TO3).

    Sulla base di tale atto convenzionale l’ASL TO3, proprietaria e stazione appaltante, procede nel 2009 ad espletare una gara pubblica (B.U. n. 8 del 26/2/2009) per la “Ristrutturazione dell’ex Padiglione 18 dell’Antica Certosa Reale di Collegno……..per la realizzazione di una foresteria ed un centro studi, al servizio dell’Università Italo-Francese”.

    I lavori vengono aggiudicati alla “Ditta GF Costruzioni S.r.l.” di Ciriè, come da B.U. n. 25 del 25/6/2009, con il seguente finanziamento:

    • Euro 650.000 da parte dell’Università di Torino

    • Euro 300.000 da parte dell’Università Italo-Francese

    • Euro 650.000 da parte della Compagnia s. Paolo.

    Gli interventi sono terminati nel 2012, a circa 8 anni di distanza dalla sottoscrizione del Protocollo sopra detto. Tale lasso di tempo, secondo quanto ci ha illustrato il Dipartimento Tecnico, Logistico e Operativo dell’ASL TO3, ha mutato le esigenze e le necessità che erano alla base dei citati accordi. Si pensi ad esempio alla nascita e allo sviluppo dei corsi online che, assieme ad altre ragioni, rendono necessario destinare diversamente gli spazi, non più utili per un utilizzo esclusivo da parte dell’Università Italo-Francese la quale, sebbene cofinanziatrice dei lavori, ha inteso farsi da parte poiché non interessata alle nuove ipotesi di utilizzo diverse da quelle alla base degli accordi del 2004.

    Pertanto la ASL TO3, mutato il quadro soggettivo ed oggettivo, dopo l’ultimazione dei lavori ha intrapreso opportuni ragionamenti con l’Università di Torino, anch’essa cofinanziatrice degli interventi, al fine di analizzare e predisporre idonee soluzione per l’utilizzo degli spazi riqualificati del Padiglione 18, mediante una revisione degli accordi sopra detti.

    Tutto ciò ha già comportato la destinazione di parte del piano terra del Padiglione ad aule per corsi universitari: infatti da qualche mese l’Università di Torino, utilizzando gli spazi presenti, tiene un corso per “Servizi di prevenzione e Sicurezza” con circa 90 studenti. Quindi per i locali del piano terra la soluzione alla destinazione degli spazi è in fase di ultimazione.

    Per il primo piano del Padiglione, cioè quello destinato ad uso foresteria, la situazione attuale vede la realizzazione di 25 stanze per 50 posti letto. I lavori sono terminati nel 2012 e la destinazione d’uso dei locali non è mutata.

    Infatti il Dipartimento Tecnico, Logistico e Operativo dell’ASL TO3 ha proposto all’Università di Torino una serie di ipotesi, al fine di rendere operativa la struttura anche dal punto di vista della ricettività, secondo l’originaria destinazione. Le trattative tra i due enti per giungere ad un accordo sono tuttora in corso e riguardano diversi aspetti e problematiche tra cui:

    • il completamento degli impianti e degli arredi e l’acquisto dei suppellettili

    • un’analisi sull’eventuale utenza interessata

    • la gestione della struttura dal punto di vista operativo e finanziario, considerando le esigenze degli studenti, la vicinanza ad aule universitarie e la facilità di raggiungere le facoltà site in Torino.

    Anche l’Edisu è stato coinvolto in una riunione con i 2 Enti interessati per le opportune valutazioni in ordine alle analisi relative a costi/benefici, allo scopo di garantire una gestione efficiente e una sostenibilità finanziaria nel tempo. Naturalmente occorre tener conto che a pochi chilometri dalla Certosa l’Edisu gestisce già una struttura ricettiva per studenti universitari (Villa Claretta) con 430 posti letto che, ad oggi, coprono il fabbisogno per gli studenti che frequentano le facoltà universitarie presenti a Grugliasco.

    L’impegno della Regione Piemonte sarà sicuramente quello di monitorare la situazione affinché gli enti interessati, l’ASL TO3 e l’Università di Torino trovino un accordo proficuo in modo da arrivare alla soluzione migliore nel più breve tempo possibile.

    Tutto questo in un quadro finanziario, è bene ricordarlo, non facile per la Regione Piemonte.

    Anche in quest’ottica abbiamo avviato con la preziosa collaborazione dell’Osservatorio regionale per l’Università e per il Diritto allo studio universitario un’analisi sui costi di gestione delle residenze universitarie e delle mense universitarie piemontesi con il preciso obiettivo di individuare eventuali sprechi da tagliare e di ottimizzare il servizio per gli studenti. Fondamentale per noi è e sarà proprio il confronto con questi ultimi, andando a basare le nostre scelte future in merito alle residenze, alle mense e a tutto quello che riguarda il diritto allo studio universitario in generale, proprio sulle loro esigenze.

  • Diritto allo studio: un primo incremento che servirà a coprire il 70% degli studenti aventi diritto

    Una prima inversione di rotta sul Diritto allo studio. La Giunta Cota aveva ridotto drasticamente i fondi arrivando a stanziare solo 10 milioni nel bilancio che avevano impostato per il 2014. In fase di assestamento, la nuova Giunta proporrà di aumentare quello stanziamento di 6 milioni, arrivando così ad un trasferimento di 16 milioni all’EDISU, l’Ente Regionale per il diritto allo Studio Universitario del Piemonte. In termini percentuali, su 9.750 studenti aventi diritto, le risorse messe a disposizione dalla Giunta Cota arrivavano a coprire solo il 49% degli aventi diritto, ora con l’aumento si arriverebbe a soddisfare il 70% degli aventi diritto.

    L’inversione di rotta non deve riguardare però solo le risorse finanziarie messe a disposizione ma riteniamo fondamentale anche il lavoro di ascolto, dialogo e confronto che abbiamo impostato in queste prime settimane con tutti gli attori in campo. In questa direzione va anche la riforma della legge regionale sul Diritto allo studio universitario che abbiamo iniziato a discutere in Giunta questa mattina e che reintrodurrà la rappresentanza degli Atenei piemontesi e degli studenti all’interno del Consiglio di Amministrazione dell’Ente Regionale per il diritto allo Studio Universitario.

    Riteniamo infatti fondamentale un coinvolgimento attivo degli studenti nelle scelte di gestione dell’EDISU affinché i principali destinatari delle attività dell’Ente possano essere protagonisti di processi decisionali che hanno ricadute dirette sulle loro vite e condizionano fortemente il loro percorso di formazione e di crescita.

    Allo stesso tempo in un’ottica di semplificazione stiamo valutando di non istituire un nuovo Comitato di indirizzo come era stato approvato dalla precedente maggioranza trasferendo al CORECO le funzioni che erano state attribuite a questo nuovo Comitato, non andando così ad appesantire l’Ente con un nuovo organismo.

     

     

  • Un messaggio dell’Assessora Regionale Monica Cerutti per la fine del Ramadan

    Esprimo il mio personale augurio per l’inizio dell’Eid al Fitr, a tutti fedeli islamici in Piemonte.

    La fine del Ramadan rappresenta un momento molto importante per le comunità che popolano la nostra Regione. Le stime più recenti parlano di ben 115 mila persone di religione islamica su una popolazione straniera complessiva di oltre 350 mila.

    La ricerca continua di strumenti per favorire l’integrazione e il dialogo è la strada per far crescere le nostre comunità nel rispetto pacifico dei diversi culti e delle diverse tradizioni; le trasformazioni che negli ultimi decenni hanno attraversato Torino e il Piemonte, hanno arricchito la nostra società e le hanno consentito di sentirsi più europea.