• Unioni Omosessuali: l’Italia è sempre più sola nel suo immobilismo

    In Grecia lo hanno fatto; in Italia abbiamo ancora bisogno delle sentenze dei tribunali. L’abisso tra le politiche italiane in tema di diritti civili e il resto d’Europa sta diventando sempre più profondo.

    gayA tracciare la cartina geografica della situazione europea in materia di unioni omosessuali è il sito gay.it che spiega come siano ben 13 i paesi europei dove è riconosciuto il matrimonio gay: Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Irlanda, Islanda, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito (ma non Irlanda del Nord), Spagna e Svezia; e che con la Grecia sono diventati ben 16 i paesi europei in cui sono riconosciute le unioni civili (oltre a molti di quelli in cui è riconosciuto anche il diritto a sposarsi): Andorra, Austria, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Germania, Gibilterra, Grecia, Irlanda del Nord, Liechtenstein, Malta, Repubblica Ceca, San Marino, Slovenia, Ungheria. In altri 12 paesi vige un esplicito divieto costituzionale a riconoscere il matrimonio tra due persone dello stesso sesso: Bielorussia, Bulgheria, Croazia, Lettonia, Lituania, Moldavia, Montenegro, Polonia, Serbia, Slovacchia, Ucraina e Ungheria.

    In Italia il nulla assoluto! Il Governo non ha ancora trovato un accordo per l’approvazione di una legge sulle unioni omosessuali. Nel frattempo a decidere sono i tribunali, come è avvenuto a Roma dove la corte di Appello ha dato il via libera all’adozione del figlio biologico del partner all’interno di una coppia omosessuale. È stata confermata la sentenza con cui il 29 agosto del 2014 il Tribunale dei minori della capitale aveva riconosciuto, per la prima volta in Italia, la stepchild adoption.

    Una sentenza ovviamente di valore enorme per il mondo GLBTQI che deve valere da alert per il mondo politico che il 26 gennaio sarà chiamato a discutere del famoso ddl Cirinnà sulle unioni civili. Una discussione non facile viste le distanze tra le varie forze di Governo. Il centrosinistra dovrà convincere esponenti di maggioranza come Maurizio Sacconi che la decisione della corte d’Appello di Roma non “rappresenta una ennesima dimostrazione di come il potere giudiziario sia irresponsabile e legibus solutus”.

    Un passaggio fondamentale per evitare uno stallo che è ormai insostenibile!

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