• Unioni civili: si accorcia il gap con il resto d’Europa

    Ieri un altro passo importante verso i diritti civili è stato fatto. Il Consiglio di Stato ha espresso il suo parere favorevole al decreto ponte sui registri per le unioni civili. Come ha detto la Senatrice Monica Cirinnà, si avvicina sempre di più il giorno in cui potremo mangiare i confetti arcobaleno e, aggiungo io, accorciare un po’ quel gap che ci divide dal resto dell’Europa e dei paesi civilizzati.

    Italia, Lituania, Lettonia, Polonia, Slovacchia, Bulgaria e Romania: erano solo 7 su 28 i Paesi dell’Unione Europea che a inizio 2016 non prevedevano nessun tipo di tutela per le coppie omosessuali. Tutti gli altri hanno detto sì a matrimoni o unioni civili. I danesi hanno dato l’esempio, ventisei anni fa, quando primi al mondo celebrarono le «partnership registrate». I matrimoni invece arrivarono nel 2001 in Olanda.

    L’Olanda dicevamo è stato il primo Paese al mondo, quindici anni fa, ad approvare i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Il Belgio lo ha fatto nel 2003, il Canada e la Spagna nel 2005, il Sudafrica nel 2006, Norvegia e Svezia nel 2009, Islanda, Portogallo e Argentina nel 2010, la Danimarca nel 2012, Francia, Brasile, Nuova Zelanda e Uruguay nel 2013, Gran Bretagna, Lussemburgo e Finlandia nel 2014. Nel 2015 Cipro e Grecia avevano approvato le unioni civili e nel 2016 per fortuna anche in Italia è arrivata la legge n. 76 del 20 maggio che ha regolamentato le unioni civili e le convivenze.

    Penso alle molte coppie che conosco che dopo tanti anni insieme potranno finalmente realizzare il loro sogno, “che poi è innanzitutto un diritto”, come scrive giustamente Giovanni Minerba su La Stampa di oggi.

    Un’altra notizia positiva in tema di diritti civili arriva dalla Corte d’appello di Torino che, recependo un recente pronunciamento della Corte di Cassazione, ha stabilito che per il cambio d’identità non è necessario e indispensabile l’intervento di adeguamento degli organi riproduttivi. Ovvero si potrà richiedere il cambio di sesso all’anagrafe senza l’obbligo di aver già subito l’intervento ma secondo la percezione che la persona in questione ha di sé.

    La strada dei diritti civili è ancora lunga ma noi non ci fermeremo e non ci accontenteremo, ogni passo avanti nella giusta direzione va orgogliosamente festeggiato con la consapevolezza che si tratta solo di una tappa della nostra corsa verso una società dai pieni diritti veramente uguali per tutti.

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