• Una lettera alle donne piemontesi in occasione del 25 novembre

    È ormai da qualche anno che rischiamo di perdere il conto delle iniziative di sensibilizzazione organizzate in vista della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Molte significative e utili alla causa, soprattutto quando coinvolgono le giovani generazioni.

    Tuttavia, ritengo si debba dare centralità al messaggio che le istituzioni hanno finalmente posto questo tema fra le priorità della loro agenda, comunicando inequivocabilmente che stanno dalla parte delle donne vittime di violenza. E sappiamo quanto sia ancora difficile uscire dalla violenza, pur essendo aumentata la consapevolezza femminile nel riconoscere l’insostenibilità di situazioni ormai deteriorate.

    Per questo deve essere garantita la continuità degli interventi, in modo da abbandonare l’aggettivo straordinario attribuito al Piano nazionale d’azione di contrasto alla violenza sessuale e di genere. Nelle stesso tempo risulta fondamentale la collaborazione su questo tema fra i diversi livelli istituzionali, e il lavoro nelle reti locali con i centri antiviolenza e tutti i soggetti della società civile che possono portare un contributo concreto.

    Mi sento di affermare che la Cabina di regia nazionale di cui faccio parte come rappresentante delle regioni stia andando in questa direzione. Cosi come le Regioni attive su questa partita. Il Piemonte ha da poco approvato una legge quadro, la 4/2016, “Interventi di prevenzione e contrasto della violenza di genere e per il sostegno alle donne vittime di violenza ed ai loro figli”, erede di una legge di iniziativa popolare, la 16/2009, che aveva istituito la rete dei centri antiviolenza e case protette regionali, promossa da molte associazioni di donne.

    Anche la nuova legge è stata costruita coinvolgendo le donne piemontesi, e stiamo lavorando alla sua attuazione in modo partecipato. Per questo sarebbe un vero peccato che emergesse da una parte delle manifestazioni in programma nei prossimi giorni, a partire da quella convocata a Torino come a Roma con lo slogan #nonunadimeno, una netta contrapposizione tra istituzioni e donne nelle piazze. Ciò rischierebbe di rendere meno credibile il lavoro che le istituzioni in campo stanno faticosamente portando avanti, minando la fiducia nei loro confronti da comunicare alle vittime. Nello stesso tempo guardo con grande favore la partecipazione degli uomini a queste iniziative, perché ciò significa che è stata assunta da parte loro la coscienza di essere parte del problema. Così come sarà fondamentale potenziare i progetti già in corso rivolti agli autori di violenza, vera nuova frontiera per un’azione più efficace che inneschi il necessario cambiamento culturale.

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