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    Un altro femminicidio in Piemonte! Perché se ne parla meno?

    Il contrasto alla violenza sulle donne è una priorità della Regione Piemonte, lo abbiamo dimostrato con gli atti che in questi anni abbiamo approvato. Dalla nuova legge che è stata licenziata dal Consiglio regionale del Piemonte nel 2016 fino al sostegno continuativo ai centri antiviolenza e alle case rifugio. Quel che abbiamo fatto è parte di un percorso lungo che è solamente all’inizio. A dimostrarlo purtroppo ci sono i fatti di cronaca che quotidianamente ci ricordano come le donne possano essere ancora vittima della furia omicida maschile.

    Oggi ad Asti si è consumato l’ennesimo femminicidio. La vittima si chiamava Saadia Hamoudi, era di origini marocchine e aveva 42 anni; il suo carnefice è stato il marito. La coppia viveva in Italia da dieci anni e l’assassino si è costituito poco dopo aver commesso il delitto. È con una vena di amarezza che mi viene da constatare come stia facendo così poco clamore questo nuovo femminicidio. Forse perché ci stiamo abituando all’orrore? Perché non fa più notizia? O perché la vittima non è italiana?

    Qualunque sia la risposta a queste domande è comunque preoccupante. Il dato oggettivo è che l’attenzione sui femminicidi stia calando sempre più, a meno che la vittima non costituisca per un personale particolare fonte di interesse per media e società. I femminicidi devono essere fonte di indignazione sempre e comunque, questo è il messaggio che dobbiamo fare passare. Venerdì prossimo alle 11.30 presso la Sala Stampa di piazza Castello in Regione Piemonte presenteremo i bandi di finanziamento dei centri antiviolenza, sia quelli già esistenti che quelli nuovi che auspichiamo possano essere aperti sui territori provinciali meno coperti. Inoltre illustreremo l’iniziativa “Il lunedì nel CAV”.

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