• Tratta, cabina di regia regionale sulle azioni di contrasto

    Ieri si è svolta la riunione della Cabina di regia regionale contro la tratta e lo sfruttamento degli essere umani che la Regione Piemonte ha deciso di istituzionalizzare in corrispondenza a quella nazionale. In essa sono rappresentati tutti i soggetti che stanno lavorando su questo tema, a partire dal Dipartimento Pari Opportunità nazionale, dai rappresentanti delle Prefetture, Questure, Procure, Tribunale dei Minori, enti gestori socio assistenziali e tutti i soggetti del territorio che lavorano all’emersione e al contrasto del fenomeno, sempre più legato alla gestione dell’accoglienza dei richiedenti asilo.

    Infatti la nazionalità nigeriana è la numericamente più significativa, rappresentando il 21% della totalità degli arrivi, e se donna la probabilità che sia vittima di tratta è praticamente una certezza.

    La Regione ha dunque stanziato delle risorse per favorire l’emersione attraverso contatti con le unità mobili ma anche con il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo, pari a 360.000 euro, di cui una parte già stanziata per gli enti locali e la rimanente per gli altri soggetti a inizio 2017.

    Un milione di euro di risorse del Piano Operativo Regionale del Fondo Sociale Europeo è stato impegnato a sostegno di progetti volti all’emersione, identificazione precoce, protezione e inclusione socio-lavorativa delle vittime di tratta e sfruttamento. L’obiettivo è quello di rafforzare gli strumenti a disposizione della Regione Piemonte per sostenere il progressivo inserimento e reinserimento nel contesto sociale e lavorativo di donne vittime di tratta.

    A gennaio avverrà un incontro con il numero verde nazionale in modo da migliorare la gestione dei singoli casi.

    Criticità specifiche sono emerse rispetto alle donne in gravidanza o che comunque si rivolgono ai nostri servizi sanitari, con l’opportunità di essere agganciate e sottratte alla rete che le sfrutta. Su questo tema si sta provando a definire un protocollo operativo con la questura e la procura di Torino in modo da poterne avviare una sperimentazione. Analogamente dovrà essere esteso su tutta la Regione il protocollo di accertamento dell’età dei minori attivo al momento solo a Torino.

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