• Prevenzione di genere: una medicina a misura di donna

    Oggi ho partecipato in Consiglio regionale al convegno “Prevenzione di genere: una medicina a misura di donna“. Credo che sia molto importante portare avanti il lavoro svolto in ambito di Medicina di Genere sia a livello culturale, sia a livello pratico. Questo è un tema a me caro perché lo reputo un cambio di paradigma nel modo di affrontare la medicina.

    Nella passata legislatura su mia proposta era stato inserito nel Piano Sanitario Regionale un capitolo sulla medicina di genere e oggi ho avuto modo di confrontarmi con chi lo ha già praticato. Come assessora alle Pari Opportunità invece ho lavorato per fare inserire nel Piano di Prevenzione Generale la medicina di genere come obiettivo trasversale.

    La prevenzione dalle malattie ha  un significato importantissimo per entrambe i generi, ma è ancora più fondante per il genere femminile. Le donne sono più vulnerabili socialmente; nella relazione tra i sessi il potere è diseguale; sono più soggette all’esperienza della violenza basata sul genere, all’HIV, a una minor considerazione che diventa minori cure.

    Le politiche di promozione della salute in un’ottica di genere possono avere successo quando si prendono in considerazione, oltre alle differenze biologiche, anche il controllo dei determinanti di salute in ambiente fisico e sociale, come l’accesso al guadagno, il capitale economico sociale e culturale, il supporto sociale, l’accesso facilitato ai servizi essenziali e in particolare a quelli sanitari. L’efficacia delle politiche di promozione della salute possono e devono produrre una  riduzione della mortalità per riduzione dei fattori di rischio.

    Abbiamo dunque due percorsi complementari: la promozione della salute e la prevenzione delle malattie. Una prevenzione efficace riflette la necessità che i medici abbiano conoscenza delle differenze tra i generi relativa alle differenze di incidenza delle patologie e di manifestazione dei sintomi ad esse correlate, che  spesso determinano differenze importanti nelle terapie. Occorre pertanto intervenire per promuovere la cultura della formazione del personale sanitario, rimuovere gli stereotipi che sottendono all’approccio clinico delle patologie nei generi, stimolare corretti approcci terapeutici.

    Voglio ringraziare Enrica Ciccarelli, Laura Ferrara, Enrica Guglielmotti, Elena Mularoni, Gabriella Tanturri che hanno contribuito a darmi una mano ad approfondire gli argomenti in questione.

Commenti chiusi