• Lettera aperta alle cittadine e ai cittadini sul Valdese

    Cara Carla,
    scrivo a te questa lettera ma mi rivolgo a tutte le donne del movimento “Mettiamoci le Tette”, a tutte le donne, i/le pazienti, e i/le cittadini/e che continuano la propria lotta per la riapertura dell’ospedale Valdese.

    Non ho assolutamente dimenticato la battaglia che abbiamo condotto insieme e neppure l’esigenza di trovare soluzioni che siano utili a porre rimedio alle politiche della precedente Giunta regionale. L’offerta sanitaria che era venuta a mancare con la chiusura dell’ospedale Valdese dovrebbe essere recuperata grazie all’apertura della nuova Breast Unit dell’ospedale Sant’Anna. Siamo all’inizio. In quella struttura non è stato attivato solo un modello di assistenza e di diagnosi, ma soprattutto un percorso di aiuto psicofisico per seguire le pazienti in tutte le fasi della cura.
    Difficilmente l’assessore Saitta potrà mettere di nuovo in piedi tutto quel che c’era solo fino a qualche anno fa.Credo che il nostro impegno adesso debba essere anche quello di lavorare per fare in modo che la nuova Breast Unit non sia solo un titolo da scrivere sulle pagine dei giornali, ma rappresenti un progetto serio da alimentare.

    Vorre confrontarmi con te e con tutte le donne e i cittadini che vogliono lottare per una sanità di livello. È per questo che vorrei discutere dei dati che sono a vostra disposizione e che riguardano le liste d’attesa, la dispersione dei servizi e sul numero di donne che hanno dovuto rivolgersi alle strutture private o a quelle pubbliche della Lombardia.

    La medicina di genere rimane una priorità del mio operato da assessora alle Pari Opportunità. Nell’ultimo Piano regionale di Prevenzione 2015-2018 in ambito sanitario ho ritenuto importante aggiungere nel testo l’obiettivo di genere, come obiettivo trasversale e naturale conseguenza dell’umanizzazione della cura basata sulle peculiarità biologico-ormonali e anatomiche delle donne. Si tratta di azioni d’integrazione da introdurre nei piani di prevenzione annuali finalizzate alla presa in carico delle persone che tengano presente le differenze di genere sotto l’aspetto psicologico ma anche biologico funzionale, psicologico sociale e culturale. Si pratica (o si dovrebbe praticare) medicina delle differenze non solo per motivi di attenzione all’altro e per motivi di efficacia, ma anche perché è un diritto, in questo caso delle donne, essere trattate come persone che responsabilmente compiono delle scelte sulla propria salute a partire dalla propria condizione umana e sociale dalla quale nessuna terapia potrà mai prescindere.
    La prevenzione deve essere a 360 gradi e i temi che avete posto attraverso la lettera che avete destinato alla mia attenzione sono strettamente collegati agli obiettivi generali che ci siamo posti e che vogliamo perseguire. Con voi sono sempre stata sincera. Non sarà un cammino facile, ma sono convinta che ci siano le possibilità per arrivare fino alla fine di esso.

    Mi metto a vostra disposizione per un incontro, anche per discutere della vostra proposta di azionariato popolare.

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