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    La rete dei nodi provinciali contro le discriminazioni

    Dal 20 luglio, data della presentazione a Vercelli del primo nodo antidiscriminazione previsto dalla legge regionale 5 del 2016, di strada ne abbiamo fatta tanta. Ieri siamo arrivati fino a Novara dove abbiamo presentato il sesto nodo; nei mesi scorsi siamo stati a Torino, Verbania, Biella e Asti. Mancano solamente più due, Alessandria e Cuneo, a completare la rete regionale.

    L’attivazione di questi nodi è un segnale forte e concreto delle politiche contro ogni forma di discriminazione che sta portando avanti la Regione Piemonte. Una volta attivato il nodo viene avviato un percorso che porta a costituire sul territorio provinciale una rete territoriale contro le discriminazioni con i punti informativi.

    A sua volta la rete regionale è formata oltre che dai nodi anche dal Centro regionale contro le discriminazioni, che svolge le funzioni di coordinamento dell’attività, di formazione, di gestione dei rapporti con enti regionali, nazionali ed internazionali attivi sul tema (Protocolli con UNAR e OSCAD e rapporti con Consigliera di parità, Difensore Civico, Garante dei detenuti, Garante per l’Infanzia, Commissione regionale Pari Opportunità, Corecom). Verranno avviati momenti di confronto, sensibilizzazione e informazione. Tutto sotto la supervisione dell’amministrazione regionale.

    Quello che stiamo facendo è riattivare una rete che nei fatti era stata colpevolmente abbandonata e lo stiamo facendo nella piena consapevolezza che ogni forma di discriminazione, che sia omofobia, razzismo o altro, si contrasta collaborando tutti insieme. La ricostituzione della rete regionale deriva dall’applicazione della della legge regionale 5/2016.

    La legge è infatti un punto di arrivo importante e opera affinché le differenze non vengano viste come motivo di discriminazione, ma come un valore. La nostra Regione è stata la prima ad approvare una legge così completa. Non si tratta di una legge manifesto, ma di un testo che trova la sua concretizzazione nei luoghi, nei rapporti e nei nodi che stiamo attivando in questi mesi, ma anche nel Fondo per il patrocinio a favore delle vittime di discriminazione. Oltre che nella continua formazione che i rappresentanti dei Punti informativi devono sostenere. Siamo un esempio che ci mette all’avanguardia nel panorama nazionale.

    In tutto questo però è fondamentale coinvolgere la società civile attraverso l’adesione ai nodi da parte delle associazioni, che aiuta a far emergere il sommerso di questo fenomeno che ancora non conosciamo nella sua completezza.

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