• La Regione investe nella formazione di volontari che siano ponte tra il carcere e la società

    Ridurre il rischio che una volta usciti, i carcerati ritornino a delinquere. Con questo obiettivo la Regione ha firmato un protocollo con il Garante dei detenuti e la Conferenza nazionale e regionale dei volontari della giustizia per dare il via a corsi per volontari penitenziari.
    Si tratta di una pratica innovativa che mira a formare persone in grado di essere un ponte tra carcere e società. Sono 350 i volontari “riconosciuti” tra Piemonte e Valle d’Aosta. Di cui 330 all’interno dei penitenziari, mentre gli altri lavorano all’esterno. Questi cittadini spendono il loro tempo non solo per portare bagnoschiuma o altri omaggi ai detenuti, ma che dialogano con il carcerato gettando le condizioni per un reinserimento sociale.
    La scelta mia e del mio collega Augusto Ferrari, assessore alle Politiche sociali, mira a rendere la prigione un luogo più rieducativi che punitivo. Un detenuto che marcisce in galera fino all’ultimo giorno della pena non rende più sicura la società, ma crea delle mine vaganti sociali pronte a esplodere fin dal primo giorno in cui il detenuto esce.

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