• Il Piemonte, come il Parlamento, finalmente approvi le pari opportunità nelle nominde degli enti

    Domani, 8 marzo 2012, è la Giornata internazionale della donna: un’occasione in più per ribadire l’importanza della rappresentanza femminile in politica. Questa non deve essere un proposito, ma deve diventare un dato di fatto sempre.
    Nel nostro paese, come nella nostra regione, il principio dell’affermazione delle pari opportunità procede con difficoltà, a dispetto di quello che sancisce lo Statuto della Regione Piemonte all’articolo 13, comma 1: “La Regione garantisce le pari opportunità tra donne e uomini e opera per rimuovere, con apposite leggi e provvedimenti, ogni ostacolo che impedisce la piena parità nella vita sociale, politica, culturale ed economica”.
    E’ questo il  motivo per il quale abbiamo presentato una proposta di legge, che è stata sottoscritta trasversalmente da consiglieri e consigliere, ad integrazione della Legge regionale numero 39 del 23 marzo 1995. Se la buona politica e il buon senso non garantiscono la presenza femminile questa deve essere tutelata attraverso la legge.  Il nostro obiettivo è quello di promuovere le pari opportunità attraverso il bilanciamento della presenza di genere negli organi di direzione, indirizzo, gestione e controllo di Istituti, Enti, Società e organismi per quanto attiene alle nomine del Consiglio Regionale e della Giunta Regionale. La nostra intenzione è che tra i criteri di selezione dei soggetti nominati venga inserito il  rispetto di una quota del 40 per cento di presenza di ciascun genere e che la percentuale venga mantenuta anche in caso di dimissioni di persone nominate.
    I dati sono dalla nostra parte: tra i laureati italiani di età compresa tra i 25 e i 64 anni le donne sono in maggioranza; l’Italia è l’ultimo tra le grandi democrazie europee per rappresentanza femminile in Senato ed alla Camera è tra le ultime cinque. Uno studio di due donne docenti della Bocconi rivela che quando vengono rispettate le proporzioni tra generi la politica diventa anche di maggiore qualità. Non solo per questi motivi è inaccettabile che nel nostro paese le donne a parità di lavoro guadagnino ancor meno degli uomini e che siano costrette ad abbandonare la loro carriera in seguito ad una gravidanza.
    L’Italia in questo non può e non deve essere inferiore a nessun’altra democrazia al mondo.

Commenti chiusi