• I risultati del lavoro regionale contro la violenza di genere cominciano a essere tangibili. Oggi la visita a Svolta Donna a Pinerolo

    monica 2In queste settimane durante le quali sto visitando i centri antiviolenza che sono presenti sul territorio regionale sto toccando con mano la graduale attuazione della legge regionale contro la violenza sulle donne che abbiamo approvato l’anno scorso. Questa mattina a Pinerolo presso i locali dell’Asl To3 ho incontrato gli operatori e le operatrici che compongono l’equipe multiprofessionale, prevista dall’articolo 18 della legge regionale, integrata con i servizi sociali e i due centri antiviolenza del territorio, Svolta Donna e ARCI Valle Susa, che lavorano insieme per rendere sistemico il contrasto alla violenza di genere, in applicazione di un protocollo dell’azienda sanitaria che rende effettivo lo spirito della nostra legge regionale.

    Ho proseguito il tour regionale de “I lunedì nei centri antiviolenza” visitando il centro di Pinerolo che si trova presso l’ospedale Agnelli e che è gestito dall’associazione Svolta Donna, alla quale fanno riferimento gli sportelli di Pinerolo, Avigliana, Susa, Rivoli e presso l’ospedale San Luigi di Orbassano. Il centro antiviolenza di Pinerolo in totale prende in carico ogni anno circa 200 donne. In questo caso il centro antiviolenza svolge anche un ruolo di coordinamento e supervisione importantissimo su tutta l’area territoriale. La concezione di sistema non deve mai essere persa di vista.

    Con le volontarie di Svolta Donna ho discusso di quelle che sono le principali criticità percepite tra cui l’individuazione di un modo migliore di gestire i dati. È necessario elaborare una scheda che sia in grado di raccogliere le informazioni necessarie ma senza diventare un peso per le donne che si rivolgono al centro, sia per le operatrici. Due i nodi importanti che sono stati affrontati: l’importanza del lavoro di condivisione con le forze dell’ordine e di divulgazione all’interno dei contesti scolastici; la delicatezza degli interventi che debbono essere effettuati nei confronti dei minori vittima di violenza assistita sui quali si fa fatica ad attivare percorsi a causa dell’enorme mole di lavoro che hanno in capo sia i servizi sociali che la neuro psichiatria infantile.

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