• I leghisti parlano alla pancia, io voglio parlare alla vostra testa: individuare il nemico negli immigrati non è la soluzione

    Siamo alle solite: la Lega Nord cerca di aizzare la popolazione contro gli straniera per allargare il proprio bacino elettorale. Razzismo e xenofobia in cambio di qualche voto in più, ignorando, o facendo finta di ignorare, le conseguenze sociali della campagna di odio che Matteo Salvini e i suoi stanno alimentando in questi giorni.

    Anche Roberto Cota ha obbedito alle disposizioni del nuovo corso del carroccio: quale segretario della Lega Nord Piemont ha annunciato che i sindaci piemontesi leghisti imporranno agli immigrati una visita medica se sprovvisti di certificato medico. Sembra di essere tornati al periodo delle leggi razziali, ma ci troviamo solamente di fronte a becera propaganda. Il sindaco di Cossato ha firmato la prima ordinanza e si legge che su tutto il territorio comunale vigerà il “divieto di dimora, anche occasionale, per persone prive di regolare documento di identità e di regolare certificato medico rilasciato dalla competente Unità locale socio sanitaria attestante le condizioni sanitarie e l’idoneità a soggiornare”.

    Inutile dire che un’istituzione che avvalla un simile provvedimento giustifica anche iniziative come l’annunciata “Marcia della Ribellione dei Rioni e Quartieri di Roma”, un nome che anche in questo caso evoca tristi ricordi del passato del nostro Paese. Si tratta di 62 comitati di quartiere che dicono di volersi battere contro degrado, microcriminalità e immigrazione clandestina. Ogni caso ha la propria specificità e sono convinta che i cittadini romani abbiano ragione a lamentarsi del loro disagio, ma porgere il fianco al razzismo  è sempre sbagliato.

    Non nego di essere preoccupata. Non mi piace l’equazione che pone il degrado e la microcriminalità come figli dell’immigrazione. I leghisti parlano alla pancia, io vorrei parlare alla testa dei piemontesi. Sono convinta che un’istituzione non debba rivolgersi all’istinto, ma debba parlare con razionalità. Il problema non sono gli immigrati, ma il crescente livello di povertà, di precarietà e di disagio. Individuare un nemico, non è la soluzione.

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