• GLBTQI: uscire dal pantano dell’arretratezza guardando all’Irlanda e all’UE

    Il nostro Paese deve uscire dal pantano di arretratezza dentro il quale è scivolato negli ultimi anni. Dopo l’Irlanda, che è stato il primo paese al mondo che ha chiesto direttamente ai cittadini di pronunciarsi sui matrimoni omosessuali, anche l’Unione Europea riconosce i diritti delle coppie GLBTQI. Il Parlamento della comunità ha approvato un rapporto sull’uguaglianza di genere in cui si “prende atto dell’evolversi della definizione di famiglia“.

    Nel testo approvato con 341 voti favoreli la raccomandazione è che “le norme in quell’ambito (compresi i risvolti in ambito lavorativo come i congedi) tengano in considerazione fenomeni come le famiglie monoparentali e l’omogenitorialità“. La risoluzione che prevede l’apertura alle famiglie omosessuali è comunque di ampio respiro e prevede strategie sulla parità di genere per rafforzare i diritti delle donne disabili, migranti, appartenenti a minoranze etniche, delle donne Rom, delle donne anziane, delle madri single e le LGBTI. Il testo non è vincolante per gli Stati membri.

    Ovviamente la Regione Piemonte in questo ambito non può fare quel che dovrebbe il Governo. Noi possiamo operare però in due direzioni: approvando il disegno di legge che è in fase di consultazione contro ogni forma di discriminazione e a favore della parità di trattamento nelle materie di competenza regionale; e agendo a 360 gradi in politiche trasversali tra settori differenti dell’amministrazione.

    La Giunta regionale del Piemonte nel progettare insieme i fondi europei FSE e FESR ha voluto dare un segnale importante per mettere in evidenza che dobbiamo tracciare un filo rosso tra i diversi progetti che portiamo avanti come Regione per sottolinerare che le differenze devono essere intese come un valore e non come una discriminazione, che queste siano di genere, o legate all’orientamento sessuale o di provenienza etnica o territoriale. Con il ddl contro le discriminazioni invece vogliamo fornire la nostra regione di una base giuridica più salda ed aggiornata contro chi discrimina per via del colore della pelle, dell’origine etnica o sociale, delle caratteristiche genetiche, lingua, religione, convinzioni personali, opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, appartenenza ad una minoranza nazionale, patrimonio, nascita, disabilità, età, orientamento sessuale, identità di genere, cittadinanza ed ogni altra condizione personale o sociale.

    Per noi la condivisione dei processi normativi con tutti i settori della Regione Piemonte non è un atto formale, ma una questione sostanziale. Le Pari Opportunità sono un principio fondamentale al quale ha chiesto di attenersi strettamente anche l’Unione Europea ed è su questo solco che dobbiamo muoverci per uscire dal pantano dell’arretratezza.

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