• Giornata europea contro la tratta di esseri umani: cosa può fare la Regione Piemonte

    Domenica 18 ottobre si celebrerà la nona Giornata europea contro la tratta di esseri umani. La tratta di esseri umani è schiavitù e tra gli schiavi che vengono sfruttati dalle criminalità organizzate di tutto il mondo ci sono le donne.

    La Regione Piemonte è impegnata contro la tratta. Sono sempre più i casi di donne che giungono nel nostro Paese essendo già in contatto con il sistema criminale che le metterà ai bordi di una strada costringendole alla prostituzione. Il nostro compito è quello di intercettarle e interrompere questa barbaria. I Centri di prima accoglienza per migranti voluti da Regione e Ministero degli Interni avranno anche il compito di fare da filtro per mettere in sicurezza le donne che verrebbero avviate allo sfruttamento.

    Ma questo è solo uno dei pezzi che compongono il puzzle. Un altro è costituito dalle azioni previste dal disegno di legge n. 142, “Interventi di prevenzione e contrasto della violenza di genere“, la cui discussione presto arriverà in Consiglio regionale.

    In quel testo sono previsti interventi per la prevenzione dei fenomeni di tratta e della riduzione in schiavitù come: la promozione della realizzazione di programmi di protezione, assistenza e integrazione sociale rivolti alle vittime di violenza motivata da sfruttamento; il sostegno agli enti locali, ai soggetti del privato sociale iscritti nella II sezione del Registro delle associazioni e agli altri enti e soggetti che svolgono attività a favore degli immigrati nella realizzazione dei programmi individuali di prima assistenza di protezione e integrazione sociale; l’apporto di professionalità adeguate, alla presa in carico delle vittime di minore età; azioni volte all’emersione e al contrasto del fenomeno, coinvolgendo le Forze dell’ordine, le Questure, i Tribunali e gli altri soggetti interessati, secondo le rispettive, specifiche competenze.

    Dobbiamo anche preoccuparci di inserire le vittime di tratta in percorsi di inclusione attiva e credo che attraverso gli strumenti esistenti sia possibile sostenere e favorire l’inserimento lavorativo di queste donne, anche grazie all’assistenza dei Centri antiviolenza e dei Servizi per il lavoro. Possono beneficiare di interventi finalizzati a migliorare la capacità di ricerca attiva del lavoro; usufruire di strumenti quali i voucher di conciliazione che le aiuterebbe a sostenere il lavoro di cura familiare.

Commenti chiusi