• Finpiemonte, venga garantita la rappresentanza femminile all’interno del cda secondo le regole della legge, altrimenti faremo decadere il consiglio

    Apprendiamo da fonti giornalistiche che sarebbe stato approvato il nuovo Statuto di Finpiemonte e che non sarebbe stata prevista alcuna garanzia di rappresentanza femminile. La Regione si limiterebbe ad assicurare che nelle nomine future saranno garantite in modo adeguato le “quote rosa”: se fossero confermate queste voci, il gruppo consiliare di Sinistra Ecologia Libertà con Vendola in Regione Piemonte sarebbe pronto a mettere in atto qualsiasi iniziativa possibile volta a bilanciare immediatamente la parità di genere.

    E’ nostra premura ricordare che il Consiglio dei Ministri a fine ottobre 2012 ha approvato definitivamente il regolamento sulle “quote rosa” nei consigli di amministrazione e di controllo delle società pubbliche costituite in Italia. A stabilire il diritto alla rappresentanza femminile è la legge 120/2011 che prevedeva che almeno un terzo dei membri di consigli di amministrazione e collegi sindacali delle società quotate in mercati regolamentati fossero donne.

    L’Italia da questo punto di vista ha fatto passi in avanti da gigante: nel 2011, secondo il rapporto Consob On Corporate Governance of Italian listed Companies uscito a novembre, le donne che ricoprivano il ruolo di consigliere in cda erano il 7.4% mentre oggi sono il 17%. Perché la Regione Piemonte non dovrebbe tenere conto di questo principio di civiltà? L’ambizione è quella di arrivare a percentuali nordiche: in Finlandia e Svezia le donne presenti nei cda sono il 27% e il 25%, in Francia il 22.

    Noi vogliamo essere intransigenti: la legge prevede che il monitoraggio e la vigilanza sull’attuazione del regolamento sia in capo alla Presidenza del Consiglio, nello specifico al Ministro delegato per le pari opportunità. Le società debbono comunicare la composizione degli organi sociali e le eventuali variazioni in corso di mandato. Non solo, perché è previsto che chiunque abbia interesse a segnalare situazioni non conformi alle nuove norme lo può fare e se a seguito di diffida formale, la società non ripristini tempestivamente l’equilibrio tra i generi, la sanzione è la decadenza dell’organo sociale interessato.

    A questo punto noi presenteremo un’interrogazione alla Giunta per comprendere se la situazione sia quella realmente delineata dagli organi di stampa, nel caso in cui fosse così presenteremo diffida formale e attenderemo un riequilibrio tra i generi secondo i limiti stabiliti dalla legge. Nel caso in cui non accadesse ci muoveremo per far in modo che avvenga la decadenza dell’organo sociale interessato.

Commenti chiusi