• Che fine faranno i 122 profughi del progetto “Emergenza Africa”? La Regione faccia la sua parte nella vicenda. SEL ha presentato un’interrogazione in Consiglio regionale

    Basta, fine, chiudiamo qui. Con la facilità con cui si abbassa una serranda o si chiude un portone è stato archiviato ieri sera il progetto “Emergenza Africa”. Nel 2011, durante l’esodo di immigrati verso le coste italiane, avvolto dall’allarmismo incauto creato apposta dai politicanti xenofobi, era nato un progetto volto all’accoglienza. Centoventidue profughi erano arrivati a Settimo Torinese all’hotel Giglio dove era stato dato loro rifugio e si era pensato a ricamare una sorta di prospettiva per il futuro.

    In Italia nel giugno del 2011 arrivarono tantissimi immigrati che si avvalsero dello status di profugo, ma non perché decisero di imboccare la via più semplice per rimanere nel nostro Paese, piuttosto perché stavano scappando da un contesto nel quale nessuno dovrebbe ritrovarsi: la guerra. Noi rifiutiamo la guerra e, non è una banalità, in questa prospettiva siamo fermamente convinti che chi si ritrova catapultato in un contesto bellico debba ricevere il nostro aiuto.

    Da ieri sera, il nostro Paese ha deciso che per i centoventidue profughi giunti nel giugno del 2011 in Italia, non possiamo più fare nulla. “Ecco il permesso di soggiorno, la carta d’identità e 500 euro: prego, quella è la porta”. No. Siamo convinti che non sia questa la strada che debba essere intrapresa perché abbandonare a se stesse le persone che si ritrovano sul suolo italiano significa avvicinarle piano piano verso la criminalità e allontanarle dalla legalità. Vale per gli immigrati, come per gli italiani.

    Cosa hanno intenzione di fare le istituzioni, la Regione in primis, per questi cittadini (del mondo) che sono sul suolo italiano? La politica xenofoba ha intenzione di attendere che i profughi si affidino a qualche mafia per poter poi urlare all’uomo nero cattivo e violento? Per rilanciare un nuovo allarme sicurezza nella speranza di rosicchiare qualche voto?

    Noi non ci stiamo. Vogliamo che venga aperto un tavolo di confronto tra le istituzioni, le associazioni, la società civile e le migliori intelligenze piemontesi per studiare una via di uscita da questa situazione di crisi per individuare un modello da utilizzare per affrontare la crisi dei piemontesi. Ripartiamo dai fatti. Ripartiamo dai problemi. Ripartiamo dalle esigenze dei cittadini.

    La buona politica affronta i problemi e cerca di risolverli. Noi abbiamo presentato un’interrogazione in Consiglio regionale.

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