• Auguri a Franco e Gianni la prima coppia omosessuale torinese a firmare un’unione civile

    Per l’affetto sì, ma anche per le garanzie! La legge Cirinnà, quella che ha istituito in Italia le Unioni Civili per le coppie omosessuali, è stata pensata per abbattere il muro che separava le diverse forme di famiglie, ma anche, e soprattutto, per garantire a chi non li aveva gli stessi diritti pratici e pragmatici che aiutano chi affronta con serenità il tema di quel che succederà nel “dopo vita”.

    Franco e Gianni, 83 anni il primo e 79 anni il secondo, saranno la prima coppia omosessuale torinese a firmare un’unione civile. Sono compagni dal 1964, dal 1966 convivono. Al quotidiano La Repubblica hanno raccontato di quanto sia stato difficile cinquant’anni fa trovare un appartamento perché quando agenzia o proprietari di casa vedevano arrivare due uomini li “mandavano a stendere”. Dopo la cerimonia sabato festeggeranno insieme a parenti e amici, ai quali magari confesseranno che per loro non cambia molto perché hanno sempre considerato il loro amore un sentimento di serie A.

    Qualcosa però cambia ed è la consapevolezza che quelle firme spazzeranno via un mare di problemi che molte coppie omosessuali hanno avuto. Giovanni Minerba, il direttore del Torino Gay&Lesbian Film Festival, sempre a La Repubblica, racconta di una coppia di amici che non sono stati seppelliti vicini perché il fratello di uno dei due si è opposto. Questo non potrà più accadere.

    La legge sulle Unioni Civili affronta temi importanti come la successione, la reversibilità, i patrimoni comuni, ma anche l’assistenza sanitaria. L’Italia ha fatto un passo in avanti lungo quanto la gamba di un gigante ed è per questo che mi accodo all’invito che ha fatto lo stesso Minerba: le coppie omosessuali, anche quelle formate da persone anziane, si uniscano civilmente e lo facciano per superare i problemi che potrebbero essere costretti ad affrontare, ma soprattutto per dare un segnale e scoprire quel pentolone di ipocrisie che per anni ha nascosto quell’altra Italia, quella fatta da persone che, magari non si nascondevano, ma certamente non si vivevano completamente.

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