• Il futuro incerto dell’IPLA e la storia di un suo lavoratore papà fiducioso

    Domani i dipendenti dell’IPLA manifesteranno davanti al palazzo del Consiglio regionale. Il loro futuro, sempre più incerto, è frutto di una gestione della situazione a dir poco inspiegabile: come si può ipotizzare uno scioglimento dell’ente senza aver prima aperto una discussione dentro l’assemblea legislativa?
    Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto una lettera di uno di questi lavoratori che domani scenderanno in piazza, ci ha commosso, ma ci ha dato fiducia e speranza. La vogliamo condividere con voi per affrontare un nuovo anno con forza, coraggio, impegno e determinazione:
    C’era una volta un padre che stava per perdere il suo lavoro.

    Aveva sempre creduto nella preparazione e nell’impegno tenace e attraverso questi valori era arrivato a conquistare un buon lavoro e soddisfazione professionale. Fino a pochi mesi fa almeno, quando il mostro della crisi aveva iniziato a mangiarsi il suo lavoro qualificato insieme a quello della sua azienda, impegnata a garantire la salvaguardia e l’utilizzo sostenibile di beni pubblici come i boschi, l’acqua, il territorio e il paesaggio. Attività ora non più prioritaria, sacrificabile nell’ottica ragionieristica di fare un “meno zero punto qualcosa” nei bilanci dissanguati di un ente sull’orlo del fallimento.

    Poi c’era un ragazzo, il suo ragazzo, serio anche lui e preso da una grande passione per la musica, in particolare per l’organetto che stava imparando a suonare su di uno strumento preso a nolo. Il padre adorava sentirlo suonare e le melodie popolari che le sue mani riuscivano a tirare fuori da quello strumento lo facevano stare bene, un antidoto potente alla delusione e alla frustrazione di questo brutto momento. 

    Il ragazzo a un certo punto era diventato bravo ed avrebbe avuto bisogno di un organetto nuovo, il suo strumento con il quale finalmente volare. Ma un organetto nuovo costa molto. Costa perché vale, perché esce dalle mani di splendidi artigiani che producono pezzo per pezzo questi strumenti come piccole opere d’arte. 

    Perché è il lavoro che vale ed è giusto compensarlo come prodotto e produttore di dignità e vita. 

    “E’ la stessa cosa per il mio lavoro”, rifletteva il padre, un artigianato della mente più che delle mani, ma espressione di analoga esperienza, inventiva e capacità.

    “Certo è molto difficile decidere di fare una spesa importante quando non sai se arriverà il prossimo stipendio e cosa ti aspetta da qui a qualche mese”, pensava tra se il padre sentendo suonare il figlio. Ma in cuor suo aveva già deciso, l’organetto arriverà e andremo incontro al futuro sulle dolcissime note di un valzer.

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