• Grande amarezza di fronte al parere della commissione di garanzia sul referendum caccia

    Leggiamo con grande amarezza il parere della Commissione di garanzia che legittima l’iter con il quale la maggioranza del consiglio regionale ha abrogato la legge regionale sulla caccia e cancellato l’indizione del referendum.
    L’argomentazione principale è che un referendum regionale non può applicarsi alla legge nazionale adesso in vigore in Piemonte.
    Questo parere è stato redatto a maggioranza, con un unico dissenziente che ritiene questo principio non trasferibile alla parte del quesito relativa alla riduzione delle specie cacciabili, una delle questioni principali in discussione.
    Si apriranno sicuramente successive valutazioni e ricorsi, che rischiano semplicemente di rimandare il referendum nel tempo. Crediamo che non finirà qui, come è già stato detto.
    Riteniamo infatti che il parere maggioritario della Commissione si limiti a valutare il percorso formale della scelta adottata.
    Ben altra è la nostra valutazione nel merito, che tra l’altro si scontra anche la mancata approvazione dell’ordine del giorno che stabiliiva alcuni paletti posti a garanzia di una nuova legge regionale più equilibrata, rispetto alla proposta della maggioranza discussa in commissione, vicina alle posizioni più integraliste dei cacciatori.
    Questa situazione non può che preoccuparci rispetto ai passi successivi, che comunque allontaneranno sempre più questo tipo di politica dall’opinione pubblica maggioritaria, contraria alla caccia.
    Vigileremo infine sulla destinazione al sociale del presunto risparmio di 22 milioni di euro, con il quale il presidente Cota cerca di riconciliarsi con i piemontesi.

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